27 gennaio: una parola, la più importante

Ugo Volli, 27 gennaio: una parola, la più importante

 Cartoline da Eurabia, 27 gennaio 2015

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Cari amici,
nel mio articolo di ieri non vi ho detto la parola fondamentale per non dimenticare davvero e l’ho fatto apposta, perché volevo farlo oggi. Questa parola è Israele. Lo stato di Israele naturalmente non c’era settant’anni fa, ma questa non è la ragione per cui si possa dire che non c’entra – tutto il contrario. La Shoà c’è stata, ha avuto le dimensioni che sappiamo, l’orrore che conosciamo, esattamente perché non c’era Israele. Se fosse già esistito Israele, se gli inglesi non avessero tradito la missione loro assegnata dalla comunità internazionale, la Shoà non ci sarebbe stata. E ancora oggi, Israele è ciò che impedisce la ripetizione dello sterminio. L’Europa sta tradendo di nuovo i suoi cittadini ebrei, sta ricominciando a sterminarli, come ha fatto da mille anni.
Naturalmente come gli assassini di un tempo non erano affatto briganti di strada ma vescovi, re, buoni fraticelli francescani e domenicani che si confessavano e andavano a messa ogni domenica o piuttosto la dicevano, così anche gli assassini attuali o piuttosto i loro protettori non sono le patetiche ultime raffiche del fascismo; sono buoni democratici che si sciacquano la bocca ogni volta che possono con paroloni tipo democrazia, socialismo, tolleranza, multiculturalismo. E’ probabile che oggi stiano sul palco di qualche celebrazione della giornata della memoria. E però da dove governano loro è possibile andarsene, si può votare con i piedi, come gli ebrei francesi che nonostante i buoni propositi di Valls, non si fidano di un presidente come Hollande, e hanno ragione.
Il problema per i nostri nonni e bisnoni era che non ci fosse nessuno a difenderli, peggio, che non avessero un posto dove andare. Ci furono vagabondaggi infiniti di profughi dalla Germania, navi che arrivarono in Argentina e a Cuba solo per essere respinte, altre navi fatte esplodere, forse dagli inglesi, forse dai nazisti, per evitare che portassero il loro carico di profughi in Israele, fuggitivi consegnati alle SS, soprattutto gli ebrei più isolati che non sapevano dove e come andarsene.
Ora questa difesa c’è, questo luogo dove andare c’è, e non è di altri che facciano i loro calcoli sulla pelle degli ebrei; è nostra e si chiama Israele. Certo, proprio per questa ragione, proprio perché ha lo stesso nome del popolo ebraico, proprio perché ormai contiene la maggioranza degli ebrei del mondo, proprio perché fa la differenza rispetto ad Auschwitz, Israele non è odiato solo dagli arabi, che non sopportano che un pezzo di terra che hanno usurpato per alcuni secoli torni ai legittimi proprietari e soprattutto non tollerano che i loro vecchi schiavi si siano liberati e si siano mostrati infinitamente più efficienti e civili di loro. E’ odiato dagli europei che non perdonano agli ebrei di essere sopravvissuti al nazismo e all’Inquisizione e ai cosacchi e a Lutero e alle cacciate e alle stragi di massa e ai ghetti e alle messe forzate e ai rapimenti dei figli e alle conversioni imposte e ai roghi. Non ci sopportano perché siamo vivi – per questo preferiscono molto onorare gli ebrei morti che hanno ucciso peraltro i loro predecessori, quelli che erano seduti prima di loro su cattedre, presidenze, troni e sedie gestatorie.
Per questa ragione cercano oggi di imporre a Israele quello che hanno fatto con i singoli ebrei e le comunità ebraiche nei secoli: disprezzo, discriminazione, boicottaggio, appoggio alla violenza. Israele è il segno della discontinuità dalla Shoà, ma anche la vittima della continuità dell’antisemitismo. Non credete a chi vi dice che c’è il rischio che qualcuno costretto dalle politiche di Israele a un’opposizione dura, possa diventare antisemita. E’ vero il contrario: gli antisemiti consapevoli o incoscienti trovano il modo di esprimere il loro odio contro Israele, “l’ebreo delle nazioni”. Per questa ragione Israele è anche la pietra di paragone.
Quando vi trovate di fronte qualcuno che vi dice che gli dispiace tanto di Auschwitz, chiedetegli che cosa pensa di Israele. Al di là del sentimentalismo, della comodità di commuoversi per il passato, dell’antifascismo che si estende – bontà sua – anche al genocidio, è l’atteggiamento nei confronti di Israele che chiarisce se uno sta dalla parte millenaria degli assassini di ebrei o no. Chiunque, anche se è di origini ebraiche anzi a maggior ragione se ha queste origini, che si oppone frontalmente ma anche distingue, cincischia fra popolo stato governo politiche – be’ costui è un antisemita. Sappiatelo e diteglielo, se ne avete la forza. Vi risponderanno qualcosa di intorcinato come “sarà pur lecito dissentire dalle politiche…” La risposta è no.
Cioè è ben lecito in astratto, la libertà di opinione è una cosa che difendiamo. Ma a patto di sapere che ci si sta schierando con gli assassini, che si stanno creando degli alibi agli assassini. Quelli di Parigi come quelli di Auschwitz, come quelli dell’Inquisizione come quelli di Fatah e Hamas come quelli dello Stato Islamico. In fondo, non c’è differenza.
Questa è per me la lezione della giornata della memoria. Una parola: Israele.

 Ugo Volli, 27 gennaio 2015

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                                                                          HAMRA

HamraHamra is Jewish community located in the Jordan River Valley with a population of 130 people. Hamra was founded in 1971.

 

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Essere per la pace significa essere per Israele

Chaim Auerbach, Essere per la pace significa essere per Israele

 23 gennaio 2015

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Sono un cittadino israeliano, leggo i giornali italiani e esteri, guardo e ascolto i telegiornali italiani, la Cnn, la Bbc e desidero chiarire e portare l’informazione direttamente da Israele, cercando di essere imparziale, senza pregiudizi politici o religiosi dando l’opportunità di sentire anche l’altra voce, quella che il mondo trasforma in silenzio. Molti dei servizi che ho visto riportano o filtrano notizie disinformando o aggiungendo commenti o dati non corrispondenti alla realtà quotidiana d’Israele o dei «territori», c’è quasi nell’informare una volontà di fornire giudizio, pregiudicando o falsando la realtà e patteggiando solidarietà solo con una parte.
Talvolta si confonde gli assassini con le vittime simpatizzando con il crimine, arrivando quasi a giustificare un terrorismo che entra nelle case e trucida a sangue freddo madri e neonati. Le famiglie israeliane hanno un’ombra che le accompagna ovunque: la morte. Per questo popolo entrare in una discoteca, in una pizzeria, in un ristorante, in un centro commerciale, aspettare un autobus, tornare da un luogo di preghiera, regala l’ansia di un non ritorno a casa.
La solidarietà unilaterale di uno pseudo pacifismo offre un alibi a questi crimini mascherati da lotta nazionalistica. Nessun movimento pacifista o politico ha visitato le oltre 2000 famiglie delle vittime del terrorismo, questa cecità fa rivoltare la coscienza. Invito i pacifisti a prendere un autobus a Gerusalemme e attendere che i loro protetti gli regalino un’esperienza. Quella che viene definita una lotta spontanea, è fatta non solo di pietre ma di mitragliatrici, bombe, di razzi anticarro, di mortai, di cinture esplosive imbottite di oggetti contundenti, il tutto proibito dagli accordi di Oslo, ma anche questi coperti da silenzio. Questo che il mondo occidentale chiama intifada è Guerra, è Terrorismo.
Le capitali europee continuano a inviare denaro che invece di giungere ai cittadini palestinesi, arriva alle autorita che gestiscono il terrorismo. Niente si muove senza il placet di ABU MAZEN E HAMAS, sono loro l’autorità, i responsabili, la loro non è una presidenza ma una dittatura.

Il premio Nobel per la pace, ARAFAT, è stato l’unico «politico» entrato nel Parlamento italiano armato, era un machiavellico burattinaio del terrorismo internazionale, ed era sotto mandato di cattura in Italia per aver fornito armi e divise alle Brigate Rosse. Era colui che ha autorizzato la strage di Fiumicino, l’uccisione di Leon Klinghoffer, il paralitico ebreo americano ucciso e gettato in mare dalla Achille Lauro, l’uccisione nell’attentato alla Sinagoga di Roma del bambino Stefano Tachè.
I leader palestinesi parlano di pace in inglese ma incitano al martirio e alla Marcia su Gerusalemme in arabo. Questi terroristi plagiano i propri giovani mentre loro, combattenti per la libertà, rendono il proprio popolo alla miseria alla fame, alla paura, garantiscono il proprio conto sempre più cospicuo nelle banche di tutto il mondo. Anche Abu Mazen e il suo direttivo hanno un patrimonio fatto di donazioni da Paesi europei, di ricatti al mondo arabo, ma mentre il suo popolo vive in miseria lui e i suoi complici vivono nel lusso e nella corruzione, il popolo vive senza lavoro e se vogliono lavorare entrano a migliaia al mattino in Israele.

Nasce in me una rabbia causata dalla impotenza , dalla indifferenza, da parte di quelli Stati che con sorda complicitàhanno permesso al terrorismo islamico di seminare morte e sangue ovunque nel mondo . Quel mondo che ci costringe ad uccidere per difenderci, per salvarci da un nemico che vuole la nostra distruzione.
Il muro del silenzio della passività, della indifferenza ,della ostilità, è figlio e frutto di un antisemitismo sommerso ma vivo e continuo. Lo sfruttamento di bambini come terroristi inconsci suicidi, offrendo loro spiccioli e garantendo il Giardino dell’Eden più 70 vergini, mostra la loro barbarie come un UNICUM nella storia della umanità.

Quelle forze democratiche che paventano di essere i garanti della giustizia sociale e morale, offrono la loro cecità di fronte al problema di Israele, che diventa il capro espiatorio dei mali del mondo.

Ma c’e una Italia diversa, fatta dalla eredita’ di Perlasca, di Palatucci, di Salvo D’Acquisto che esiste ancora, quel valore morale che vive nell’animo del popolo italiano deve cominciare a vedere la realtà e , se necessario giudicare con serena obiettività.

Shalom alechem

Chaim Auerbach, 23 gennaio 2015

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                                                                   YITZHAR

izhar

Yitzhar is a village and Israel settlement located in the Samarian Hills with a population of 110 families.

Kefiah palestinese esposta al comune di Roma

Deborah Fait, Kefiah palestinese esposta al comune di Roma

Informazione Corretta, 4 gennaio 2015

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Grandioso amici! Grazie a “Striscia la notizia” abbiamo scoperto che il comune di Roma ha praticamente 4 bandiere da esporre negli uffici della Giunta capitolina: la bandiera italiana, la bandiera europea, la bandiera col simbolo di Roma Capitale e una inconfondibile kefiah palestinese attaccata proprio sull’asta che regge il vessillo dell’UE.
Non siete contenti? Queste si che sono soddisfazioni! http://www.striscialanotizia.mediaset.it/puntata/ultimapuntata.shtml http://mdst.it/03v503433/ Nella puntata n.88 di Striscia andata in onda il 2/1/2015, Jimmy Ghione è andato a intervistare il presidente dell’VIII Municipio, Andrea Catarci (SEL…) e , come potete vedere dai link, alle spalle dei due si intravvedono chiaramente la bandiera italiana, quella europea e una bella ( si fa per dire) kefiah fatta a sciarpetta (di quelle che Vendola e altri della sinistra amano spesso indossare a sostegno del terrorismo contro Israele).
Qualcuno dirà che sono quisquillie di fronte agli scandali che stanno facendo sprofondare nel marciume la Capitale d’Italia.
Certo, saranno anche quisquillie, ma molto incresciose, perchè , sebbene ormai l’Europa sia conclamatamente diventata Eurabia , non è ammissibile che si esponga il simbolo del terrorismo , responsabile di tanti morti anche in Italia, in una sede istituzionale capitolina.
Il signor Andrea Catarci può tappezzare di kefieh casa sua, se vuole, ma non può e non deve farlo in una sede che rappresenta le Istituzioni e il Popolo di Roma!
Purtroppo non è un caso isolato. Ricordiamo il vicesindaco della Capitale, Luigi Nieri (SEL…anche lui!) quando ha voluto ricevere in Campidoglio la moglie di quell’assassino ergastolano Marwan Barghouti, accompagnata dalla più appassionata innamorata dell’ arciterrorista Arafat e nemica giurata di Israele, Luisa Morgantini. https://www.facebook.com/luiginieri/photos/a.202239183252212.51826.202103656599098/388953964580732/
In quell’occasione il signor Nieri ha speso parole di stima e affetto per l’ergastolano assassino di ebrei. Il vicesindaco della Capitale è noto non tanto per il lavoro che dovrebbe svolgere nel suo ufficio quanto per le sue simpatie filopalestinesi e per la sua partecipazione, come rappresentante di SEL, alle campagne di boicottaggio di Israele promosse dalla più attiva organizzazione antisemita dei nostri giorni, il BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni). http://bdsitalia.org/index.php/notizie-bds/tag/acea?start=20 http://www.focusonisrael.org/2014/02/21/boicottaggio-contro-israele -antisemitismo/
Ecco quello che rappresenta la kefiah palestinese per gli italiani e per i romani in special modo, un simbolo di morte avvolto intorno alla testa mentre ammazzavano cittadini inermi:
Attentato alla Siat di Trieste – Italia, 1972;
Settembre Nero Attentato di Roma del 1973 –
Italia, 1973, 1 morto ;
Settembre Nero Strage di Fiumicino (1973) a Roma – Italia, 1973; 32 morti;
OLP Attentato alla Sinagoga di Roma – Italia, 1982; 1 morto, un bambino di 2 anni;
gruppo di Abu Nidal (FMT) Strage di Fiumicino (1985) a Roma – Italia, 27 dicembre 1985; 13 morti;
gruppo di Abu Nidal (FMT) Dirottamento dell’Achille Lauro in acque internazionali – Italia, 1985; 1 morto;
FLP Possibile Strage di Bologna – Italia, 1980; 85 morti; FPLP e gruppo tedesco filopalestinese Separat di Carlos lo Sciacallo (secondo Francesco Cossiga e la Commissione Mitrokhin)
Noi possiamo soltanto indignarci e segnalare questa vergogna, come facciamo con tutto ciò che è ingiustamente ostile a Israele, possiamo scrivere e scrivere migliaia di parole sull’ignoranza da cui nasce questo odio malato verso la piccola e coraggiosa democrazia israeliana ma chi legge le mie parole di rabbioso dolore può fare molto di più: può prendere carta e penna e inondare di lettere di protesta il comune di Roma! Le bandiere che rappresentano l’Italia e l’Europa non devono essere sporcate da simboli di terrorismo e morte!
Deborah Fait, 4 gennaio 2015

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                                                                          AVNEI EFEZ

 Avnei HefezAvnei-Hefez is a Jewish community located in the Samarian hills with a population of 200 families.