Essere per la pace significa essere per Israele

Chaim Auerbach, Essere per la pace significa essere per Israele

 23 gennaio 2015

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Sono un cittadino israeliano, leggo i giornali italiani e esteri, guardo e ascolto i telegiornali italiani, la Cnn, la Bbc e desidero chiarire e portare l’informazione direttamente da Israele, cercando di essere imparziale, senza pregiudizi politici o religiosi dando l’opportunità di sentire anche l’altra voce, quella che il mondo trasforma in silenzio. Molti dei servizi che ho visto riportano o filtrano notizie disinformando o aggiungendo commenti o dati non corrispondenti alla realtà quotidiana d’Israele o dei «territori», c’è quasi nell’informare una volontà di fornire giudizio, pregiudicando o falsando la realtà e patteggiando solidarietà solo con una parte.
Talvolta si confonde gli assassini con le vittime simpatizzando con il crimine, arrivando quasi a giustificare un terrorismo che entra nelle case e trucida a sangue freddo madri e neonati. Le famiglie israeliane hanno un’ombra che le accompagna ovunque: la morte. Per questo popolo entrare in una discoteca, in una pizzeria, in un ristorante, in un centro commerciale, aspettare un autobus, tornare da un luogo di preghiera, regala l’ansia di un non ritorno a casa.
La solidarietà unilaterale di uno pseudo pacifismo offre un alibi a questi crimini mascherati da lotta nazionalistica. Nessun movimento pacifista o politico ha visitato le oltre 2000 famiglie delle vittime del terrorismo, questa cecità fa rivoltare la coscienza. Invito i pacifisti a prendere un autobus a Gerusalemme e attendere che i loro protetti gli regalino un’esperienza. Quella che viene definita una lotta spontanea, è fatta non solo di pietre ma di mitragliatrici, bombe, di razzi anticarro, di mortai, di cinture esplosive imbottite di oggetti contundenti, il tutto proibito dagli accordi di Oslo, ma anche questi coperti da silenzio. Questo che il mondo occidentale chiama intifada è Guerra, è Terrorismo.
Le capitali europee continuano a inviare denaro che invece di giungere ai cittadini palestinesi, arriva alle autorita che gestiscono il terrorismo. Niente si muove senza il placet di ABU MAZEN E HAMAS, sono loro l’autorità, i responsabili, la loro non è una presidenza ma una dittatura.

Il premio Nobel per la pace, ARAFAT, è stato l’unico «politico» entrato nel Parlamento italiano armato, era un machiavellico burattinaio del terrorismo internazionale, ed era sotto mandato di cattura in Italia per aver fornito armi e divise alle Brigate Rosse. Era colui che ha autorizzato la strage di Fiumicino, l’uccisione di Leon Klinghoffer, il paralitico ebreo americano ucciso e gettato in mare dalla Achille Lauro, l’uccisione nell’attentato alla Sinagoga di Roma del bambino Stefano Tachè.
I leader palestinesi parlano di pace in inglese ma incitano al martirio e alla Marcia su Gerusalemme in arabo. Questi terroristi plagiano i propri giovani mentre loro, combattenti per la libertà, rendono il proprio popolo alla miseria alla fame, alla paura, garantiscono il proprio conto sempre più cospicuo nelle banche di tutto il mondo. Anche Abu Mazen e il suo direttivo hanno un patrimonio fatto di donazioni da Paesi europei, di ricatti al mondo arabo, ma mentre il suo popolo vive in miseria lui e i suoi complici vivono nel lusso e nella corruzione, il popolo vive senza lavoro e se vogliono lavorare entrano a migliaia al mattino in Israele.

Nasce in me una rabbia causata dalla impotenza , dalla indifferenza, da parte di quelli Stati che con sorda complicitàhanno permesso al terrorismo islamico di seminare morte e sangue ovunque nel mondo . Quel mondo che ci costringe ad uccidere per difenderci, per salvarci da un nemico che vuole la nostra distruzione.
Il muro del silenzio della passività, della indifferenza ,della ostilità, è figlio e frutto di un antisemitismo sommerso ma vivo e continuo. Lo sfruttamento di bambini come terroristi inconsci suicidi, offrendo loro spiccioli e garantendo il Giardino dell’Eden più 70 vergini, mostra la loro barbarie come un UNICUM nella storia della umanità.

Quelle forze democratiche che paventano di essere i garanti della giustizia sociale e morale, offrono la loro cecità di fronte al problema di Israele, che diventa il capro espiatorio dei mali del mondo.

Ma c’e una Italia diversa, fatta dalla eredita’ di Perlasca, di Palatucci, di Salvo D’Acquisto che esiste ancora, quel valore morale che vive nell’animo del popolo italiano deve cominciare a vedere la realtà e , se necessario giudicare con serena obiettività.

Shalom alechem

Chaim Auerbach, 23 gennaio 2015

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                                                                   YITZHAR

izhar

Yitzhar is a village and Israel settlement located in the Samarian Hills with a population of 110 families.

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