Per sconfiggere l’Isis bisogna usare i muscoli. Gli irakeni da soli non ce la fanno

“Per sconfiggere l’Isis bisogna usare i muscoli. Gli irakeni da soli non ce la faranno”
Dall’intervista di Alessandra Farkas a Bruce Hoffman, fra i massimi esperti americani di terrorismo e controterrorismo. Su Shalom.it, marzo 2015
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Ha ragione l’Italia ad avere paura dopo l’intensificarsi delle minacce contro il nostro paese?
In quanto sede del Vaticano e culla della cristianità, Roma è un obiettivo ideale per i fautori dello scontro tra civiltà che desiderano estirpare l’influenza cristiana dal continente. Se poi le minacce vengono dalla Libia, bisogna riflettere sulla lunga storia coloniale dell’Italia in quel paese, che da oltre un secolo la strumentalizza come grido di guerra e fonte di odio anti-italiano. La vicinanza geografica tra i due paesi e il continuo flusso di emigranti illegali sono l’ennesima prova che le intimidazioni di Isis devono essere prese molto sul serio.

Quando erano solo gli ebrei le vittime del terrorismo il mondo è stato a guardare.
Purtroppo nella storia il sangue degli ebrei è stato sempre a basso costo. I popoli lo hanno preso, voltando lo sguardo quando altri facevano lo stesso. Troppa gente oggi associa automaticamente gli ebrei con Israele, imputando gli errori della politica israeliana a cittadini che non vivono nello stato ebraico né hanno modo di influenzarlo. Ciò ha aumentato i rischi per gli ebrei della diaspora, soprattutto in Europa. Non biasimo gli ebrei che oggi emigrano in Israele per sentirsi sicuri ma il fatto che nel 21° secolo essi debbano ancora una volta abbandonare le proprie case indica il fallimento totale dei valori della società occidentale.

Che cosa ci riserva il futuro?
Se non cambiamo rotta con azioni ben più decisive che nessuno oggi vuol intraprendere, il problema peggiorerà in maniera esponenziale. Cinque anni dopo che l’America ha dichiarato fine alla guerra al terrorismo, al Qaeda è stata soppiantata da un’entità ben più pericolosa, brutale e potente, molto più vicina geograficamente ai nostri alleati europei e che minaccia un numero di persone ben più vasto: cristiani, ebrei, mussulmani sciiti, yazidi. Nessuno oggi vuole ammetterlo, ma una seconda guerra al terrorismo, con il dispiego di truppe di terra, è ormai inevitabile.

Alessandra Farkas, Intervista a Bruce Hoffman, Shalom.it, marzo 2015
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                                                                        BAT AYIN

Bat Ayin

Bat Ayin is a village and Israeli settlement located in the Judean Mountains with a population of 110 families.

The settlement was founded in 1989.

da “Israeli settlements in Judea and Samaria”

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Lia Levi e l’omaggio a Taché

Paolo Conti,  Lia Levi e l’omaggio a Taché  (intervista)

Corriere della Sera, 5 febbraio 2015

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Pensa che oggi gli ebrei italiani si sentano cittadini «completi»?
«Non credo ci sia ora questo problema. Ce ne sono altri. Vedo molte forme di antisemitismo nascoste sotto la veste dell’antisionismo. E vedo soprattutto questa divisione tra ebrei italiani “buoni”, che prendono le distanze dal governo israeliano, e quelli “cattivi” che non lo fanno.

Un metro di giudizio manicheo che mette in discussione, per gli ebrei italiani, la libertà dei propri sentimenti»
Fatto sta che, come ha scritto ieri Pierluigi Battista in un commento alle parole di Mattarella, la morte di Stefano Gay Taché è stata a lungo rimossa, dimenticata.
«In modo vergognoso, senza dubbio. C’era un momento politico particolare, in cui era “scorretto” attaccare tutto ciò che riguardava l’universo palestinese. In base a quell’odioso equivoco, un bambino italiano ucciso per mano palestinese per anni non è apparso nella lista delle vittime del terrorismo stilata dal Quirinale. Qualcosa di incredibile e scandaloso.

Poi, negli anni, è cresciuta la presa di coscienza, la sensibilizzazione sulla Memoria, sulla Shoah. L’opinione pubblica ora è molto consapevole, attenta. Ma manca ancora un tassello».
Quale tassello manca, a suo avviso, Lia Levi?
«Una questione per niente secondaria che riguarda le leggi razziali. Fu il governo fascista del tempo a emanarle. In Francia lo Stato ha chiesto scusa per questa atrocità alla sua comunità ebraica. Non parliamo di ciò che è avvenuto in Germania. Anche la Chiesa cattolica ha chiesto scusa. Ma il governo italiano non ha mai compiuto un analogo atto pubblico.

Le leggi razziali non furono un atto isolato ma consentirono la deportazione e lo sterminio di tanti ebrei italiani. Insomma, se gli italiani hanno preso coscienza degli orrori compiuti dai nazisti, non si può certo dire che lo stesso sia accaduto sulle leggi razziali varate qui, in Italia. Una volta, durante una manifestazione, chiesi il perché alle autorità. Mi venne risposto che la Costituzione si fonda sull’antifascismo e che quella era una implicita presa di distanza. Mi sembrò una risposta insufficiente».
Pensa che dopo il riferimento del presidente Mattarella a Stefano Gay Taché possa accadere qualcosa?
«Me lo auguro sinceramente. Mi sembra arrivato il momento storico adatto, soprattutto il personaggio giusto al Quirinale che ha avuto, con quella frase, una autentica illuminazione.

Quando gli ebrei italiani continuano a indignarsi, e non a lamentarsi come qualcuno dice, ricordiamoci che hanno le loro ragioni. E poi la funzione degli ebrei è da sempre quella di esprimere indignazione. Infatti sono il pepe, anzi la forza propulsiva della società occidentale».
Paolo Conti, 5 febbraio 2015

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ATERET

ateret Ateret is a Jewish community located in the Samarian hills with a population of 67 families. Ateret was founded in 1982.