Se il BDS (e il mondo) boicottano Israele

Fiamma Nirenstein, Se il BDS (e il mondo) boicottano Israele

Il Giornale, 21 giugno 2015

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No, non è esagerato Benjamin Netanyahu quando dichiara che l’attacco del Bds a Israele è simile a quello dei nazisti agli ebrei subito prima di Hitler. È così, anche se non hanno gli stivali o la divisa i protagionisti del «boicottaggio e disinvestimento» antisraeliano. Ci sono fra loro gli studenti e i professori di Londra che votano democraticamente per chiudere ogni contatto con le università israeliane; c’è la ditta di telefonia Orange dichiara che «se potesse lascerebbe Israele domani» (poi si è dovuta scusare); c’è la Fifa che all’ultimo momento si è tirata indietro ma che su richiesta del terrorista Jibril Rajoub, capo dello sport palestinese, stava per escludere Israele da tutti i campi di calcio; ci sono 16 ministri degli esteri con una lettera alla Mogherini per chiederle che i prodotti del West Bank siano etichettati così da mettergli una specie di stella gialla; c’è l’Onu il cui «Comitato per le Ong» ha appena conferito il distintivo dell’organizzazione al «Palestinian Return Center» che è in pratica la rappresentanza di Hamas, mentre ha escluso Zaka, volontari santi che raccolgono i resti degli uccisi negli attentati; sempre l’Onu che ha evitato solo di striscio, dopo pressanti richieste, di mettere Israele con Boko Haram e l’Isis, fra i soggetti che uccidono i bambini; e Ban Ki Moon che negando il diritto di Israele a difendersi lo biasima per l’intervento a Gaza; ci sono attori e musicisti che escludono Israele dai teatri, irresponsabili gruppi di scienziati che non vogliono contatti con le ricerche d’Israele che ci possono salvare dal cancro e dall’alzheimer; o di ricercatori di high tech che sanno benissimo che senza Israele non saremmo arrivati ai livelli d’oggi eppure la respingono. Nei campus universitari americani ed europei ogni minuto si svolge una settimana in cui si spargono le più inverosimili menzogne, accuse di apartheid, di pulizia etnica… mentre gli arabi israeliani che sono un quinto della popolazione sono i più liberi, i più integrati (anche alla Knesset), i più sicuri di tutto il mediorente… Questi santi difensori dei diritti umani non hanno mai difeso le vittimedella tragedia siriana, del regime iraniano, delle mattanze libiche.

Il Bds è antisemita, è un nuovo tipo di guerra molto astuto perchè legalizza una vera persecuzione antisraeliana, coprendola della menzogna di essere a favore del benessere dei palestinesi, per la pace, contro l’occupazione: ma non è vero. È un attacco onnicomprensivo contro l’esistenza stessa dello Stato ebraico, che ignora il fatto che lo Stato Palestinese deve essere costruito con la trattativa perché i Territori, che erano giordani e che furono occupati nel ’67 solo perchè la Giordania attaccò Israele, devono, in un accordo futuro, far parte di uno stato palestinese che però dia garanzie di sicurezza. I confini del ’67 non lo fanno. Israele ha offerto di lasciarli per la stragrande parte già varie volte, e ha ricevuto rifiuti perchè i palestinesi puntano a far sparire Israele, non a vivere al suo fianco. E la trattativa, indispensabile per stabilire come i due stati possano vivere in sicurezza, diventa impossibile se il mondo con il Bds cerca di consegnare ai palestinesi una situazione confezionata dall’odio.

Il Bds, inoltre, può danneggiare tutto il mondo dal punto di vista scientifico, culturale, economico, della lotta contro il terrorismo, e anche dal punto divista morale più profondo. Sta crescendo una generazione di giovani, che come a suo tempo i giovani nazisti o i giovani comunisti fanno di una menzogna la bandiera della loro identità. Intanto, bisogna bloccare i fondi che sotto la bandiera dei diritti umani finanziano a cascata il Bds. È urgente, è un grande compito. Si potrebbe dire che spetta all’Europa, ma viene da ridere.

Fiamma Nirenstein, Se il BDS (e il mondo) boicottano Israele

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                                                                         HERMESH hermeshHermesh is a Jewish community located in the Samarian hills with a population of 200 people. Hermesh was founded in 1984.

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BDS, le bugie svelate

Quelli che odiano lo Stato libero e democratico di Israele hanno escogitato un altro modo per cercare di distruggerlo. Ha un nome innocuo, ma non uno scopo innocuo. Si chiama Movimento BDS. Le iniziali stanno per Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni.
Creato da accademici palestinesi, chiede ai singoli, alle imprese, alle università, alle chiese ed agli stati di strangolare Israele economicamente ed isolarlo socialmente.
La ragione apparente è il presunto maltrattamento di Israele nei confronti dei palestinesi che vivono nelle zone della Striscia di Gaza e della Cisgiordania.
Ora, io sostengo l’idea della creazione di uno Stato palestinese. In realtà, lo fanno la maggior parte degli israeliani. Ed io non sono particolarmente favorevole alla politica degli insediamenti in Cisgiordania del Governo israeliano. Ma io condanno il Movimento BDS nel modo più assoluto.
Chiunque abbia interesse a creare un clima di pace in Medio Oriente dovrebbe anche condannare il Movimento BDS comprendendo l’immoralità di indicare Israele, tra tutti i paesi del mondo, come unico bersaglio per lo strangolamento economico. Ecco perché.
In primo luogo, il Movimento BDS ignora la realtà storica. Non c’è bisogno di scavare troppo in profondità nella storia del ventesimo secolo per sapere che Israele ottenne il controllo sulla Cisgiordania solo dopo che era stato attaccato dalla Giordania nel 1967, nella Guerra dei Sei Giorni. Nessun attacco della Cisgiordania? Niente Israele nella West Bank. È così semplice.
Inoltre, Israele in due occasioni, le più recenti nel 2000 e nel 2008, ha cercato di dare quasi tutto il territorio conquistato nel 1967 ai palestinesi. Sono i palestinesi che hanno respinto ogni offerta. In altre parole, il Movimento BDS non è necessario dal momento che Israele vuole dare ai palestinesi un loro stato. Israele, in cambio, chiede solo di vivere in pace.
In secondo luogo, il Movimento BDS ignora la realtà attuale. Israele è uno dei paesi più liberi del mondo e di gran lunga il più libero del Medio Oriente, una zona in cui c’è ben poca libertà. In un modo pieno di violatori dei diritti umani, si vorrebbe boicottare un paese che ha una stampa oltremodo libera, è un modello di diritti delle donne e dei gay, ed i cui cittadini arabi, un quinto del paese, sono i più liberi del mondo arabo?
Ripeto: i cittadini arabi di Israele, che costituiscono un quinto della popolazione, sono più liberi di tutti gli arabi che vivono nei paesi arabi del resto del mondo. Ora, un principio di buon senso dei diritti umani sarebbe affrontare “Prima il peggiore”. Con questo principio ci dovrebbe essere un Movimento BDS contro la Corea del Nord, contro la Siria, contro il Sudan o una dozzina di altri paesi. Israele non sarebbe nemmeno nell’elenco.
Naturalmente, Israele ha dei difetti ma, come in tutte le democrazie sane, con elezioni regolari e tribunali funzionanti, fa uno sforzo costante per correggerli. Non dimentichiamo che Israele non ha costruito una recinzione sul confine della Cisgiordania ed i punti di controllo, perché voleva tenere fuori i palestinesi che lavorano in Israele. Lo ha fatto perché voleva tenere i terroristi fuori da Israele dopo aver sopportato anni di orribili attentati suicidi a seguito dei colloqui di pace che i palestinesi rifiutarono nel 2000.
In terzo luogo, il Movimento BDS diminuisce le probabilità di pace. Perché? Se i palestinesi credono che il Movimento BDS possa strangolare economicamente Israele e renderlo un paria internazionale, perché mai dovrebbero negoziare? Perché non aspettare fino a quando Israele non capitolerà?
Ma il Movimento BDS non fa male solo ad Israele. Fa male a tutti. Scienziati israeliani ed ingegneri sono innovatori nel campo della tecnologia medica, nei settori dell’energia rinnovabile nella conservazione dell’acqua. Il Movimento BDS vuole evitare che questi scienziati, così come gli storici israeliani ed altri accademici possano condividere le loro innovazioni e la loro conoscenza con il mondo. Con voi! Ma gli attivisti BDS non si preoccupano di aiutare il mondo. Si preoccupano di danneggiare Israele.
Questo porta a una domanda fondamentale: quali sono le motivazioni delle persone che stanno dietro al Movimento BDS? Coloro che vogliono sostenere questo movimento devono stare molto attenti. I leader del Movimento BDS non hanno alcun interesse alla soluzione dei due stati. Essi rifiutano il concetto di Israele come stato nazionale del popolo ebraico. Il Movimento BDS inganna deliberatamente persone.
Esso sostiene di opporsi solo alla politica degli insediamenti di Israele quando, di fatto, è contrario alla stessa esistenza di Israele. Si può avere simpatia per i palestinesi e volerli aiutare. Io condivido questa simpatia. Ma, allineandovi al Movimento BDS, vi allineate a gente che non vuole vedere entrambe le parti in pace. Vogliono vedere una parte, Israele, distrutta. Essi non vogliono vedere un cambiamento nella politica, vogliono vedere la fine della Nazione del popolo ebraico.
Volete usare tempo ed energia morale per sostenere una causa così? Per le persone oneste, la risposta è no.
Sono Alan Dershowitz, professore di Diritto all’Università di Harvard per Prager University.

Traduzione: Sorrow62
Da Informazione Corretta

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                                                                  KALIA

kaliyaKalia is a Jewish community located near Jericho with a population of 275 people.

Kalia was founded in 1968.

Da Amsterdam a Londra, l’antisemitismo avanza mascherato

Fiamma Nirenstein, Da Amsterdam a Londra, l’antisemitismo avanza mascherato

Il Giornale, 11 giugno 2015

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C’è una piazza ad Amsterdam dove, per tradizione, si mostrano in un riquadro le idee più smart, più moderne, quelle che diventano la moda del giorno, che si tratti di diritti degli animali o di cambio climatico o di rivoluzione permanente. Chi non la conosce? È piazza Dam. Bene in questi giorni la gran moda è una ripugnante raffigurazione di Israele, in cui si vede il primo ministro Benjamin Netanyahu con i denti da dracula da cui cola il sangue di un bambino palestinese ucciso mentre lui, tutto soddisfatto, inalbera una scritta sulla fronte: «I can’t get enough». Non mi basta mai. Il sangue dei palestinesi, naturalmente.
Di contorno, altri fotomontaggi e scritte che mostrano Israele come uno Stato assassino, divoratore di bambini innocenti. E di conseguenza, voi che direste, brave persone? È uno Stato da distruggere, estinguere, fare a pezzi, proprio come si è sempre desiderato fare con tutti gli ebrei del mondo, in svariate epoche, spesso inventandosi dei blood libel, teorie del sangue, e con ogni altro genere di teorie fantasiose, per esempio quella dell’apartheid che fa solo ridere chiunque sia mai entrato in un ospedale israeliano, dove arabi e ebrei, dottori e malati, sono affettuosamente fianco a fianco, o all’Università o… praticamente ovunque.
Ormai la delegittimazione è guerra: è solo un’opzione farsi saltare per aria uccidendo i passeggeri degli autobus o gli avventori dei ristoranti. Oggi le armi sono soprattutto quelle della propaganda che si riversa in delegittimazione, in bds, ovvero boicottaggio, o nella cosiddetta battaglia diplomatica. Che è diplomatica un corno. Si tratta di un terrorismo diverso che però ne ha tutte le caratteristiche: colpisce all’impazzata mirando alla distruzione del nemico prescelto, finge di avere una buona causa alle spalle, chiama in causa i diritti umani, cerca la commozione della gente sul suo vittimismo: «Save the palestinian children» dice il cartello che accompagna le foto, dimenticandosi che questo dovrebbe essere chiesto a Hamas e a Fatah che usano i bambini come scudi umani, come porta-armi, come terroristi con le cinture esplosive. Di più: sono loro che da sempre impediscono che le offerte territoriali di pace di Israele (quelle di Barak, di Olmert, di Netanyahu, o il ritiro di Sharon da Gaza) diventino pace.
Chi criminalizza Israele? Sono tanti: per esempio Obama, che dice contro ogni evidenza che cambierà il rapporto diplomatico perché è Israele a non volere la pace e proibisce di scrivere «Israele» sul passaporto a chi è nato a Gerusalemme, magari domani potrebbe essere la capitale del califfato, chi sa; la London University, che per il 73 per cento, docenti e studenti, ha votato contro qualsiasi contatto didattico e scientifico con Israele, poveri ignoranti; la ditta Orange di telefonia, di cui un dirigente ha dichiarato che voleva portare via «anche domani» la sua compagnia da Israele (poi hanno chiesto scusa); la responsabile dei bambini all’Onu, che ha cercato di inserire Israele insieme con l’Isis e Boko Haram nella lista di quelli che più danneggiano i piccoli…
È solo qualche esempio. In genere: era una forma di discriminazione, ora è una persecuzione che si riverbera sulla politica europea che vuole mettere le etichette sui prodotti israeliani dei territori. Etichette speciali… distintivi sugli ebrei… vi ricorda qualcosa?

Fiamma Nirenstein, Da Amsterdam a Londra, l’antisemitismo mascherato avanza

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                                                                           KFAR ETZION

Kfar Etzion is a village and Israeli settlement located in the Judean Mountains with a population of 450 people.Kfar Etzion is a Jewish community located in the Judean Mountains with a population of 450 people.

Kfar Etzion was founded in 1943.

Parole da non dire

Ugo Volli, Parole da non dire

Cartoline da  Eurabia, 2 giugno 2015

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Cari amici,
Chi mi segue sa che ogni tanto, quando trovo sul web un’idea che mi piace e che non ha senso riassumere, faccio lo sforzo di tradurlo, naturalmente indicando la fonte. E’ quel che voglio fare anche oggi mettendovi a disposizione in italiano con qualche aggiustamento un articolo pubblicato già qualche tempo fa dall’Allgemeiner (http://www.algemeiner.com/2014/07/07/israels-supporters-must-stop-using-these-13-phrases/) e firmato da Lee S. Bender e Jerome R. Verlin.
E’ la lista di un certo numero di espressioni che sono sbagliate e scorrette, che cioè comportano già, solo usandole, l’accettazione di tesi antisraeliane.
Eccole qui

1 – “West Bank o Cisgiordania” Chi sostiene che “Giudea e Samaria” sia semplicemente il “nome biblico per la Cisgiordania” rovescia la storia a testa in giù. I termini ebraici “Giudea” e “Samaria” sono stati utilizzati fino al 1950, quando la [Trans]Giordania che aveva invaso quei territori li ribattezzò “West Bank”, al fine di dissociare queste aree della patria ebraica dagli ebrei. La delibera di spartizione delle Nazioni Unite del 1947 non parla “West Bank”, ma di “zona collinosa della Samaria e della Giudea.” Cisgiordania non è un’abbreviazione per “Giudea e Samaria”: usando questa formulazione, la Giordania non è altro che la “East Bank” del mandato originario di Palestina, che era stato disegnato per dare una patria al popolo ebraico.
2 – “Gerusalemme Est” Dalle origini della città nel secondo millennio prima della nostra era fino al 1947, non c’è mai stato un posto chiamato Gerusalemme “Est”. I 19 anni da quando la Giordania invase illegalmente e catturò parte della città nel 1948 fino a quando ne fu estromessa da Israele nel 1967, sono stati l’unico periodo nella storia (eccetto gli anni tra il 638 e il 1099), in cui gli arabi abbiano governato una qualunque parte di Gerusalemme. I “palestinesi” in quanto tali, invece, non hanno ne hanno governato mai un solo centimetro per un solo giorno in tutta la storia. Negli ultimi tre millenni, Gerusalemme è stata la capitale di tre stati nativi ebraici – l’antico stato di Giuda, la Giudea tornata autonoma dopo Alessandro Magno e il moderno Israele – e ha avuto una maggioranza ebraica anche sotto il dominio turco nel XIX secolo.
Gerusalemme Est è un quartiere della città che Israele ha riunificato nel 1967.
3 – “Le Nazioni Unite cercarono di creare uno stato ebraico e uno palestinese” Non è vero. Dividere la Palestina tra “palestinesi” ed ebrei è come dividere Roma tra romani ed ebrei. Più e più volte nella sua risoluzione di spartizione del 1947, l’ONU ha fatto riferimento a uno “Stato ebraico” e a uno”arabo” [non “palestinese”].
4 – “Nel 1948 c’è stata la “creazione” o “fondazione” di Israele” Israele non è stato “creato” e “fondato” nel 1948 artificialmente e d’improvviso. Israele ha raggiunto l’indipendenza quell’anno come il ritorno naturale a una rinnovata sovranità di un popolo che era stato due volte prima indipendente proprio su quella terra, e dopo secoli di duro lavoro per ristabilire uno Stato ebraico in questa patria storica.
5 – “La guerra che seguì la creazione di Israele:” Israele non ha scelto quella guerra; essa è stato scatenata contro Israele da quasi tutti gli stati arabi, che hanno respinto la partizione delle Nazioni Unite e hanno cercato di ricacciare gli ebrei in mare. Ed è stato un esercito patriottico ebraico, la Haganah che poi divenne l’IDF, ad aver respinto l’invasione straniera.
6- “I rifugiati palestinesi provocati della guerra che seguì la creazione di Israele,” o la “questione dei rifugiati palestinesi:” E ‘stata l’invasione nazioni arabe mirata alla distruzione di Israele ad aver incoraggiato e indotto la maggior parte degli arabi a fuggire da Israele. D’altro canto, la maggior parte dei media continua ad ignorare gli ebrei originari del Medio Oriente che furono espulsi dalle terre musulmane e arabe in seguito alla guerra arabo-israeliana. Il loro numero è maggiore rispetto alla quantità di arabi che fuggì dal piccolo Israele. Che Israele abbia assorbito la grande maggioranza di questi ebrei profughi, mentre gli “ospiti” arabi anche in Palestina, abbiano isolato i discendenti dei rifugiati arabi in “campi profughi”, non converte la questione dei profughi su due lati del conflitto arabo-israeliano in un ” problema dei profughi palestinesi”.
Se gli arabi palestinesi avessero accettato il piano di spartizione delle Nazioni Unite, anche loro avrebbero celebrato il loro sessantasettesimo anniversario del loro stato e non avrebbero “rifugiati”.
7 – Le terre arabe “catturate” da Israele nel 1967” Non è vero. La guerra del 1967, come le precedenti, è stata una guerra difensiva imposta a Israele. I vicini di Israele non vogliono scendere a compromessi; essi volevano semplicemente distruggere lo Stato ebraico. Il territorio israeliano liberato allora serve fra l’altro a fornire uno spazio di sicurezza, assicurando che questo tentativo non possa mai più ripetersi. Inoltre, quelle liberate non erano affatto “terre arabe”. Sono la Giudea e la Samaria, i luogi in cui il popolo ebraico ha vissuto per millenni e dove si svolge quasi tutta la Bibbia.
8 – I “confini del 1967” Nel trattato di armistizio del 1949 fra Israele e Giordania è espressamente dichiarato che la “linea verde”, disegnata seguendo le posizioni delle due parti al momento del cessate il fuoco, è solo una linea armistiziale di significato militare, che non costituisce un confine politico. La risoluzione ONU 242 che ha concluso la guerra del ’67 volutamente non ha fatto menzione di queste linee chiedendo a Israele solo di ritirarsi “da” (non “dai”) territori conquistati, mantenendo però confini difendibili.
9 – “West Bank e Gerusalemme Est occupati da Israele” Che i media chiamino insistentemente la presenza israeliana nel cuore di Gerusalemme e in Giudea e Samaria “occupazione israeliana dei territori palestinesi” non la rende tale. “Occupazione” è un termine del diritto internazionale che definisce la presenza straniera nel territorio sovrano di un altro Stato. L’ultimo stato nativo sovrano in quelle terre prima del moderno Israele è stato la Giudea ebraica. Il rapporto territoriale fra stati arabi e Israele è 625-1, o se volete di 23 Stati a 1.
10 – “Coloni ebrei e le colonie israeliane” opposti ai “residenti palestinesi di quartieri e villaggi” La tipica contrapposizione presente negli articoli dei media fa riferimento nella stessa frase ai “coloni ebrei” nelle loro “colonie” e ai “residenti palestinesi” dei vicini “quartieri” e “villaggi”. Ma gli ebrei non sono affatto estranei o “coloni” in una Gerusalemme che ha avuto una maggioranza ebraica fin dal XIX secolo o in Giudea e Samaria che sono da millenni il cuore della presenza ebraica in quelle terre.
11 – Il riconoscimento “Stato ebraico” di Israele è “un nuovo ostacolo al negoziato” Nuovo s’, ma dal tempo di Mosè ‘. La patria ebraica d’Israele, la sua continua rivendicazione, è sempre stata sempre al centro dell’esistenza del popolo ebraico. Nel 1947, il ministro degli Esteri britannico Bevin ha detto al Parlamento che “il punto essenziale di principio” degli ebrei era la sovranità ebraica sul territorio della “Palestina”.
12 – “I palestinesi accettano e Israele respinge la soluzione a due stati:” Sbagliato da entrambi i lati. Sia gli Stati Uniti che Israele definiscono ‘la soluzione a due Stati’ come “due stati per due popoli” – ebrei e arabi. La grande maggioranza degli arabi respinge con forza l’idea due stati per due popoli. Molti israeliani, compreso il primo ministro Netanyahu, sostengono che il piano dei due stati per due popoli sia realizzabile – a condizione della fine del terrorismo palestinese. Gli arabi continuamente e costantemente negano il diritto di Israele di esistere come stato-nazione del popolo ebraico, a prescindere da dove vengono disegnati i suoi confini.
13 – “I palestinesi:” Le risoluzione di spartizione del 1947 dell’Onu parla di arabi ed ebrei della Palestina come “i due popoli palestinesi” Nulla è più auto-delegittimante e controproducente per il raggiungimento della pace basata sul riconoscimento arabo del diritto degli ebrei a risiedere in quelle terre che gli ebrei continuino a chiamare gli arabi palestinesi “I palestinesi.” Non hanno distinzione di lingua, di religione, o la cultura dai loro vicini arabi, e non sono mai stati sovrani in Palestina, mentre gli ebrei, con una presenza che risale a tre millenni, hanno avuto tre stati lì, tutti con capitale a Gerusalemme. La maggior parte dei palestinesi non possono risalire la propria presenza alla terra a più di quattro generazioni.”
Cari amici, le parole sono importanti, perché si portano sempre dietro dei presupposti, dei pensieri, dei riconoscimenti impliciti. Bisogna che tutti quanti facciamo tesoro di queste indicazioni e smettiamo di parlare un linguaggio che implicitamente accetta la propaganda palestinista.
Ugo Volli, Parole da non dire,  2 giugno 2015

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tomer

Tomer is a Jewish community located in the Jordan River Valley with a population of 280 people.

Tomer was founded in 1976.