Da Amsterdam a Londra, l’antisemitismo avanza mascherato

Fiamma Nirenstein, Da Amsterdam a Londra, l’antisemitismo avanza mascherato

Il Giornale, 11 giugno 2015

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C’è una piazza ad Amsterdam dove, per tradizione, si mostrano in un riquadro le idee più smart, più moderne, quelle che diventano la moda del giorno, che si tratti di diritti degli animali o di cambio climatico o di rivoluzione permanente. Chi non la conosce? È piazza Dam. Bene in questi giorni la gran moda è una ripugnante raffigurazione di Israele, in cui si vede il primo ministro Benjamin Netanyahu con i denti da dracula da cui cola il sangue di un bambino palestinese ucciso mentre lui, tutto soddisfatto, inalbera una scritta sulla fronte: «I can’t get enough». Non mi basta mai. Il sangue dei palestinesi, naturalmente.
Di contorno, altri fotomontaggi e scritte che mostrano Israele come uno Stato assassino, divoratore di bambini innocenti. E di conseguenza, voi che direste, brave persone? È uno Stato da distruggere, estinguere, fare a pezzi, proprio come si è sempre desiderato fare con tutti gli ebrei del mondo, in svariate epoche, spesso inventandosi dei blood libel, teorie del sangue, e con ogni altro genere di teorie fantasiose, per esempio quella dell’apartheid che fa solo ridere chiunque sia mai entrato in un ospedale israeliano, dove arabi e ebrei, dottori e malati, sono affettuosamente fianco a fianco, o all’Università o… praticamente ovunque.
Ormai la delegittimazione è guerra: è solo un’opzione farsi saltare per aria uccidendo i passeggeri degli autobus o gli avventori dei ristoranti. Oggi le armi sono soprattutto quelle della propaganda che si riversa in delegittimazione, in bds, ovvero boicottaggio, o nella cosiddetta battaglia diplomatica. Che è diplomatica un corno. Si tratta di un terrorismo diverso che però ne ha tutte le caratteristiche: colpisce all’impazzata mirando alla distruzione del nemico prescelto, finge di avere una buona causa alle spalle, chiama in causa i diritti umani, cerca la commozione della gente sul suo vittimismo: «Save the palestinian children» dice il cartello che accompagna le foto, dimenticandosi che questo dovrebbe essere chiesto a Hamas e a Fatah che usano i bambini come scudi umani, come porta-armi, come terroristi con le cinture esplosive. Di più: sono loro che da sempre impediscono che le offerte territoriali di pace di Israele (quelle di Barak, di Olmert, di Netanyahu, o il ritiro di Sharon da Gaza) diventino pace.
Chi criminalizza Israele? Sono tanti: per esempio Obama, che dice contro ogni evidenza che cambierà il rapporto diplomatico perché è Israele a non volere la pace e proibisce di scrivere «Israele» sul passaporto a chi è nato a Gerusalemme, magari domani potrebbe essere la capitale del califfato, chi sa; la London University, che per il 73 per cento, docenti e studenti, ha votato contro qualsiasi contatto didattico e scientifico con Israele, poveri ignoranti; la ditta Orange di telefonia, di cui un dirigente ha dichiarato che voleva portare via «anche domani» la sua compagnia da Israele (poi hanno chiesto scusa); la responsabile dei bambini all’Onu, che ha cercato di inserire Israele insieme con l’Isis e Boko Haram nella lista di quelli che più danneggiano i piccoli…
È solo qualche esempio. In genere: era una forma di discriminazione, ora è una persecuzione che si riverbera sulla politica europea che vuole mettere le etichette sui prodotti israeliani dei territori. Etichette speciali… distintivi sugli ebrei… vi ricorda qualcosa?

Fiamma Nirenstein, Da Amsterdam a Londra, l’antisemitismo mascherato avanza

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                                                                           KFAR ETZION

Kfar Etzion is a village and Israeli settlement located in the Judean Mountains with a population of 450 people.Kfar Etzion is a Jewish community located in the Judean Mountains with a population of 450 people.

Kfar Etzion was founded in 1943.

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