Elie Wiesel, l’angoscia del testimone

Federico Steinhaus, Elie Wiesel, l’angoscia del testimone

L’Informale, 4 luglio 2016

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Elie Wiesel ci ha lasciati soli. Come pochissimi, Wiesel ha saputo trasformare la sua tragedia personale e la tragedia del popolo ebraico in un monito di valore eterno ed universale.

Wiesel ha scritto:

“Questo è quel che dobbiamo fare: non dobbiamo dormire tranquilli quando dei popoli soffrono in qualunque parte del mondo, non dobbiamo dormire tranquilli quando qualcuno è perseguitato, non dobbiamo dormire tranquilli quando ci sono persone affamate ovunque, qua o là, non dobbiamo dormire tranquilli quando ci sono persone malate e nessuno è con loro per aiutarle, non dobbiamo dormire tranquilli quando qualcuno, ovunque sia, ha bisogno di te“.

Wiesel è stato sempre presente quando vi era necessità di riparare alle ingiustizie. Come Primo Levi ed Aron Appelfeld, ma più di loro, Wiesel ha lottato a viso aperto per chiunque fosse perseguitato o vittima, ed ha affrontato i nemici ed i denigratori di Israele facendone la ragione stessa della sua vita.

Da adolescente ha vissuto sulla sua pelle la tragedia della Shoah nei campi di sterminio nazisti; da adulto gli è stato conferito il premio Nobel per la pace, nel 1986; da anziano gli sono stati conferiti i premi più prestigiosi da università e capi di stato. La motivazione del premio Nobel recitava:

“Elie Wiesel è uno dei più importanti leader spirituali ed una guida in un’epoca in cui la violenza, la repressione ed il razzismo continuamente caratterizzano il nostro mondo. Wiesel è un messaggero per l’umanità intera: il suo messaggio è di pace, espiazione e dignità umana. La sua fede nelle forze che si oppongono al male e la sua certezza che esse possano essere vittoriose è una dura conquista. Il suo messaggio si fonda nella sua personale esperienza di umiliazione totale e sul disprezzo dimostrato verso l’umanità nei campi della morte di Hitler. Il suo messaggio ha la forma della testimonianza, ripetuta con sempre maggiore profondità nelle opere di un grande scrittore“.

La consapevolezza che questo messaggio gli deve sopravvivere deve ora incoraggiarci, per quanto noi si possa farlo, a raccogliere il testimone che egli ci ha porto.

Federico Steinhaus, Elie Wiesel, l’angoscia del testimone

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