L’Unesco ci riprova

Valentino Baldacci, L’Unesco ci riprova

Il Foglio, 25 ottobre 2015

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Mercoledì l’Unesco ci riprova. Dopo la risoluzione che ha de-ebraicizzato Gerusalemme, l’agenzia dell’Onu per la cultura e la scienza si riunisce nuovamente al cospetto del World Heritage Committee per rafforzare la bugia secondo cui ebrei e cristiani non hanno nulla a che fare con la città santa. “Come se si affermasse che il sole crea il buio”, ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

La nuova risoluzione dal titolo “La città vecchia di Gerusalemme e le sue mura” e che, analogamente a quella approvata la settimana scorsa dall’Unesco, disconosce il carattere ebraico e cristiano di Gerusalemme, non vedrà l’Italia impegnata perché il comitato che vota è formato da ventuno stati di cui l’Italia non fa parte. Sono chiamati a esprimersi Finlandia, Polonia, Portogallo, Croazia, Turchia, Azerbaigian, Corea del sud, Indonesia, Filippine, Vietnam, Kazakistan, Tunisia, Kuwait, Libano, Perù, Cuba, Giamaica, Burkina Faso, Zimbabwe, Angola e Tanzania. Non un bel parterre. Il Monte del Tempio viene chiamato nella risoluzione col nome musulmano e viene definito “luogo santo musulmano di preghiera”.

Niente riferimento all’“importanza della Città Vecchia di Gerusalemme per le tre religioni monoteiste”. Netanyahu ha parlato di “un jihad diplomatico contro il popolo ebraico”. L’obiettivo, infatti, è lo stesso del fronte arabo dal 1948 a oggi: la cancellazione dello stato ebraico e la creazione di un’unica Palestina araba che comprenda anche tutta l’area oggi riconosciuta come lo stato d’Israele. Una strategia di guerra basata sulla riscrittura della storia e delle religioni.

Valentino Baldacci, L’Unesco ci riprova

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                                                                    MITZPE DANI

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Mitzpe Dani is a Jewish community located near Maale Mikhmas with a population of 24 families.

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Andrea’ Version del 19 ottobre 2016

Andrea Marcenaro, Andrea’s Version

Il Foglio, 19 ottobre 2016

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Il 2 settembre del 2015, lo Stato di Israele e la Città del Vaticano vollero insieme far memoria della visita di Papa Francesco nella terra degli ebrei, avvenuta oltre un anno prima, con un’emissione filatelica congiunta.

Vennero riportate, sul francobollo, alcune frasi tratte dal saluto pronunciato da Bergoglio il 26 maggio 2014, nel corso della visita ai due Gran Rabbini: “Insieme potremo dare un grande contributo alla causa della pace. Insieme potremo contrastare con fermezza ogni forma di antisemitismo”.

Bene, anzi, benissimo. Solo che adesso, di fronte alla porcata antisemita combinata dall’Unesco, e all’agghiacciante silenzio vaticano, delle due l’una: o questo Papa è stato colpito da gravissima afasia per causa della brutta influenza che comincia a girare, o finiremo per scoprire che è un gesuita.

Andrea Marcenaro, Andrea’s Version del 19 ottobre 2016

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                                                         PNEI KEDEM

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Pnei Kedem is a Jewish community located in the Judean Mountains with a population of 35 families.

 

Una sola parola: Miserabili!

Deborah Fait, Una sola parola: Miserabili!

Informazione Corretta,  15 ottobre 2016

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Miserabili! E’ la prima parola che mi è venuta in mente e che ho gridato non appena letta la notizia del voto aberrante dell’Unesco contro Israele. 
Sì, miserabili ma, attenzione, non mi riferisco soltanto ai 24 paesi che hanno votato per cancellare ogni legame tra il Popolo ebraico e i propri luoghi santi, altrettanto miserabili sono gli astenuti, ben 26, Italia compresa. 
Se costoro avessero avuto il coraggio e la preparazione storica di votare contro questa aberrazione, la risoluzione non sarebbe passata perchè, con i 6 paesi che hanno votato contro ( Germania, Estonia, Lituania, Olanda, Inghilterra, USA) la maggioranza sarebbe stata dalla parte di Israele, della

 La solita vigliacca Europa si è astenuta, solo 6 nazioni si sono opposte e tra queste, ripeto, non c’è l’Italia che, mettendo vergognosamente la testa sotto la sabbia, ha permesso alle peggiori dittature arabo/islamiche e non islamiche del mondo di negare ogni legame tra noi ebrei e i nostri luoghi santi.
Grazie a quell’indegno carrozzone antisemita che si chiama ONU e alle sue agenzie , tutti i luoghi sacri del mondo ebraico che si trovano in Giudea e Samaria sono stati dichiarati, uno dopo l’altro, “siti palestinesi”:

Alla Tomba di Rachele (la Matriarca moglie di Giacobbe) è stato dato dall’Unesco, nel 1990, il nome arabo di Bilal Bin Rabah e trasformata in moschea. 
La Tomba del patriarca Giuseppe, nel 2000, è stata anch’essa trasformata in moschea dopo che i palestinesi avevano dato fuoco all’edificio venerato da ebrei e cristiani e quando gli ebrei osano avvicinarvisi per pregare, vengono malmenati, aggrediti e, se capita, uccisi.
La Grotta dei Patriarchi e della Matriarche di Israele, detta in ebraico Me’arat HaMachpela, è stata consegnata alla “Palestina” col nome di Al Haram Al Ibrahimi. 
Le tombe dei nostri patriarchi sono chiamate nel testo della risoluzione: “false tombe ebraiche”. Israele viene nominato soltanto come “forza occupante”.
La risoluzione Unesco, assurda, ignorante, antistorica, totalmente antisemita, il 13 ottobre 2016, il giorno dopo lo Yom Kippur , ha eliminato il nome originale ebraico del luogo più sacro per gli ebrei di tutto il mondo, il Monte del Tempio, Har HaBait, cambiandolo in “Al-Aqṣa Mosque/Al-Ḥaram Al-Sharif “, decretando che il sito è sacro solo per i musulmani.
Il Kotel, detto anche Muro del pianto per le lacrime che gli ebrei piangono da 2000 anni ricordando il loro Tempio distrutto, non si chiama più Kotel Hamaaravì (Muro occidentale) bensì “al Buraq ” in onore dell’asina di Maometto.

Cancellando i siti storici di un popolo se ne cancellano automaticamente la storia e il diritto ad esistere, quindi di avere un Paese. 
E’ questo l’obiettivo dei palestinisti che da anni e anni lavorano, grazie ai soldi e alla simpatia di tutto il mondo antisemita, affinchè diventi realtà ed è semplicemente spaventoso che della gente da sempre dedita al terrorismo e al parassitismo, riesca da avere un simile potere assoluto , dimostrazione di come sia caduto in basso l’Occidente.
L’Unesco ha eliminato più di 3000 anni di storia ebraica , i luoghi santi che sono da sempre l’essenza del Popolo di Israele sono stati spazzati via e consegnati agli arabi che naturalmente non hanno su di essi nessun diritto storico, religioso e politico.

Temo che questa non sia altro che la premessa per arrivare al peggio e toglierci anche Gerusalemme, la nostra Capitale “…gli ebrei non hanno una storia nè un luogo sacro quindi nessun diritto… Israele non deve esistere e Gerusalemme non è altro che Al Quds, una città palestinista..” E’ questo il senso malefico e demoniaco della risoluzione.
La cosa più stupida di questa ignominia è che l’Europa, che vanta radici ebraico cristiane e che si è nascosta dietro a un dito pur di non disobbedire all’islam, rischia di veder negata anche la propria storia cristiana.
Come la mettiamo con Gesù? Era ebreo (lasciamo stare le bestemmie palestinististe che lo dichiarano arabo palestinese), è stato circonciso a 8 giorni come prevede la legge ebraica. A 13 anni, età in cui i meschietti ebrei diventano religiosamente adulti (Bar Mitzvà), Gesù si è recato proprio al Tempio di Salomone a Gerusalemme per dissertare con i rabbini, da adulto è entrato in Gerusalemme per partecipare alla festa di Pesach ( Pasqua ebraica).

Allora? Semplice, per l’Unesco tutto questo non è mai esistito quindi la cristianità chiuda i battenti. Su cosa si basa il Cristianesimo? Sui Vangeli che parlano della vita di Gesù, di ebrei, di giudei, di Gerusalemme, del Tempio degli ebrei, allora dal momento che tutto questo viene sconfessato lo sono automaticamente anche i Vangeli, esattamente come la Torà e…. tutto diventa Islam.
Grandioso, no? La decisione drammatica, antistorica, revisionista, antisemita, anticristiana e negazionista dell’Unesco e’ molto pericolosa e, a questo punto, è lecito chiedersi se qualcuno al Ministero degli Esteri italiano capirà che ogni presenza ebraica e cristiana a Gerusalemme e in Giudea è stata cancellata dai 24 voti in favore e dalla vigliaccheria dei 26 astenuti.
L’odio per gli ebrei è talmente radicato in Europa che quest’ultima arriva a mettere in pericolo addirittura la propria esistenza, il proprio Credo e la propria cultura assoggettandosi ai palestinisti, all’islam e alle spregevoli dittature che questi rappresentano.

Israele, per protesta, ha congelato ogni suo rapporto con l’Unesco, varie organizzazioni sioniste e amiche di Israele hanno già scritto al ministero deli Esteri, vorrei perciò invitare chi mi legge a scrivere , meglio se a gruppi ma anche individualmente, il proprio sdegno al Ministro Gentiloni,gabinetto@esteri.it  per conoscenza al premier Renzi .

 Agli ebrei dico : BASTA, basta essere educati e civili, BASTA accettare in silenzio le prepotenze del mondo antisemita, ricordiamoci che la demonizzazione degli ebrei ha portato alla Shoà.
Adesso, quasi 80 anni dopo, tentano il colpaccio cancellando le nostre radici, rubando l’intera nostra storia, stuprando la verità per arrivare al raggiungimento del loro stramaledetto sogno, la distruzione fisica di Israele e di tutto il popolo ebraico.
Basta! Andiamo in piazza, manifestiamo, protestiamo civilmente come è nella nostra natura ma facciamo loro capire che non ci piegheranno, che noi esistiamo con tutto il nostro passato e il nostro presente e che Israele, sia come Stato che come Nazione ebraica, non sarà mai cancellato. Diciamo:BASTA!

Deborah Fait, Una sola parola: Miserabili!

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                                                               HAR GILO

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Har Gilo is a Jewish community located in the Judean Mountains with a population of 500 people.

Har Gilo was founded in 1968.

L’Iran e lo shopping di armi chimiche. L’Anp e la bufala dei pozzi avvelenati… perché questo silenzio stampa?

Angelo Pezzana, L’Iran e lo shopping di armi chimiche. L’Anp e la bufala dei pozzi avvelenati… perché questo silenzio stampa?

Bollettino della Comunità ebraica di Milano, 12 ottobre 2016

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  1. Il generale di brigata iraniano Hosseini Salami ha dichiarato che in Libano ci sono 100.000 missili puntati su Israele ‘quel maledetto punto nero sulle mappe geografiche’. Qualcuno l’ha letto su qualche giornale? In più l’Iran sta cercando di procurarsi in Germania la tecnologia per produrre armi chimiche. Obama aveva dichiarato dopo la firma dell’Accordo sulla sospensione delle sanzioni all’Iran (luglio 2015) “Teheran non avrà la bomba atomica. Se violerà l’accordo le sanzioni verranno ripristinate”. Parole al vento?
  2. L’Anp non riconosce Israele quale Stato degli ebrei: è credibile quale partner per fare la pace? Abu Mazen davanti al Parlamento Europeo accusa Israele di avvelenare i pozzi e riceve una ‘standing ovation’. Non uno solo dei deputati che gli abbia gridato al microfono quello che meritava, nemmeno fra gli italiani. Avevo letto anni fa che esisteva una associazione trasversale al PE di deputati italiani ‘amici di Israele’, segni di vita non ne ha mai dati, che sia giunto il momento di crearne una vera? Ah, dimenticavo, a chi verrà in mente di crearla, vista la ‘standing ovation’ ?

3. La Palestina non è uno Stato, ma è presente come osservatore con possibilità di intervenire in tutte le sedi internazionali (Onu, Ue, PE, ecc.). In più dispone di rappresentanze diplomatiche in moltissime capitali, Italia inclusa, i cui costi sono pagati dagli stati ospiti. Non ambasciate, ma con la stessa funzione. I kurdi, che un popolo lo sono davvero e uno Stato lo meriterebbero, niente, nessuno li aiuta. Non sarà che il loro torto è essere amici di Israele, una colpa che li priva di qualsiasi solidarietà internazionale. In più, a differenza di quanto avviene nei paesi circostanti, non vogliono fare guerra a nessuno, soltanto vivere in pace nella loro terra ancora divisa. Le democrazie non provano vergogna?

Angelo Pezzana, L’Iran e lo shopping di armi chimiche. L’ Anp e la bufala dei pozzi avvelenati… perché questo silenzio stampa?

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                                                                            KFAR HAORANIMkfar-ha-oranim

Kfar HaOranim is a jewish community located near Modiin with a population of 1000 people.

Il fatto storico più importante

Ugo Volli,  Il fatto storico più importante

Cartoline da Eurabia, 6 ottobre 2016

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Cari amici,se ci si chiede quale sia stato il fatto politico più rilevante degli ultimi anni, la risposta non può che variare a seconda del punto di vista. In Estremo oriente parlerei dell’accresciuta aggressività della Cina, che recupera con grande velocità la sua tradizione imperiale. Nell’Europa Orientale parlerei di un analogo ritorno dell’imperialismo russo. In quella occidentale della decisione della leadership non solo di accettare, ma di sollecitare l’invasione dei clandestini. Anche in Medio Oriente c’è stata un’affermazione dell’egemonia russa, ma qui domina soprattutto un imperialismo regionale particolarmente aggressivo, che usa il terrorismo, l’armamento di forze satelliti, la sovversione e la conquista di stati vicini: si tratta dell’Iran, che è ben più pericoloso dell’Isis. Dietro a tutti questi fenomeni ci sono le disastrose scelte politiche terzomondiste di Obama che mirano a depotenziare l’Occidente: ritirarsi, chiedere scusa, aprirsi alle invasioni, rafforzare i propri nemici con la speranza che diventino magicamente amici; magari in certi momenti fare la faccia un po’ dura (come in questi ultimi giorni con la Russia), avendo cura di precisare subito che la polemica “non degenererà” in un confronto vero e proprio – col risultato di perdere la faccia ancor più che se si fossero semplicemente accettati i diktat del nemico. Perfino Kerry si è lamentato che alla sua diplomazia dell’appeasement è stato rifiutato quel minimo di supporto della forza militare che era necessario per farla funzionare (1).

Che le sfide esterne si accumulino, è ovvio e naturale, la politica è sempre andata in questa maniera. Il problema che determina la vitalità di ogni sistema politico o culturale, come ha lucidamente teorizzato un grande storico come Toynbee, è la sua capacità di dar risposta alle sfide che inevitabilmente incontra (2). E l’Occidente, almeno il suo apparato politico egemone negli ultimi dieci anni, sembra aver perso non la possibilità, ma la volontà di rispondere alle sfide salvo che con la resa. Ma inevitabilmente nei nostri paesi avanzano altre forze – purtroppo di disomogenea qualità – che vogliono rispondere alle sfide.

Questo stallo è chiaro per l’Europa e gli Stati Uniti, ma vale anche per Israele. Negli ultimi anni c’è stato un braccio di ferro continuo fra coloro che ritengono necessario rispondere con forza alle sfide mortali che insidiano l’esistenza stessa dello stato ebraico, alla cui radice oggi c’è un centro preciso, che è l’Iran, e i portatori di un pensiero analogo a quello di Obama, Bergoglio e Merkel, convinti che mostrarsi “buoni”, “ragionevoli”, non aggressivi, sensibili alle ragioni dell’altro, “disposti a dolorosi compromessi” fosse la strada per depotenziare le aggressioni.

E’ chiaro a tutti che le sfide esistenziali per Israele non vengono se non molto parzialmente dal terrorismo dell’Autorità Palestinese che è impotente e nemmeno dall’Isis, il cui baricentro è lontano. C’è un’aggressione attuale e continua da parte di Hamas, un rischio conclamato di Hezbollah e soprattutto la volontà iraniana di “cancellare Israele dalla carta geografica”; del resto è proprio dall’Iran che sono comandati Hamas e Hezbollah. Dunque la sfida viene da lì ed è lì che bisogna rispondere.

I buonisti sembrano ritenere che facendo concessioni all’Autorità Palestinese si attenuerà la sfida dell’Iran. Questo è insensato, perché i palestinisti non si accontenteranno mai di meno che la distruzione di Israele. Loro non lo capiscono (non vogliono assolutamente capirlo). Ma fino alla mitica pace, come contrastare la minaccia nucleare iraniana, che non riceve ostacolo dagli Usa e dall’Europa? Le autorità politiche di Israele a un certo punto, quando ancora era possibile farlo, avevano deciso di distruggere le istallazioni nucleari dell’Iran. La stessa operazione che aveva tagliato le unghie a Saddam Hussein nel 1981, quando aveva cercato di produrre la bomba atomica anche lui (3). Obama naturalmente era contrario, perché pensava che il modo migliore di trattare con gli ayatollah fosse di accontentarlo. Ma sembra che nel 2010 Netanyahu (primo ministro) e Barak (ministro della difesa) avevano deciso, senonché come quest’ultimo ha rivelato, ci fu un rifiuto da parte dei vertici militari e spionistici di Israele (4). Stranissima situazione, in una democrazia come Israele, quasi un golpe. Come fu possibile? E come i responsabili non furono mai non dico incriminati, ma neanche rimproverati? Forse non lo sapremo mai, perché questo fa parte di equilibri di poteri interni allo Stato Israeliano su cui si possono fare solo ipotesi. Alcuni negano che l’ordine sia stato effettivamente dato (5), molto probabilmente ci fu una consultazione che fermò l’iniziativa prima che assumesse le vesti legali di una decisione. Ma chi diede ai militari israeliani, autonomi sì, ma certo non golpisti, la forza di prendersi una tale responsabilità?

Oggi è abbastanza chiaro, diverse fonti rivelano che fu Peres a dirigere la loro azione (6). Il giudizio storico su un presidente che molti sono tentati di santificare (7) sarà certamente determinato da questa scelta, oltre che dal disastro dei suoi accordi di Oslo (8). Peres è il politico israeliano che si è assunta la responsabilità di mettere Giudea e Samaria in mano a un’organizzazione terroristica non pentita, e anche di far chiudere la finestra di opportunità con cui Israele poteva chiudere il progetto degli ayatollah. Il tutto per un sogno di pace, molto spesso smentito dai fatti. Il capo di quelli che vorrebbero un’Israele più simile all’Europa di Merkel e all’America di Obama è stato lui. Ha fatto bene o male? Gli elettori israeliani l’hanno sempre condannato. Ora solo la storia può giudicarlo.

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1  http://www.nytimes.com/interactive/2016/09/30/world/middleeast/john-kerry-syria-audio.html?_r=0

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 2  http://assets.cambridge.org/97805216/53053/excerpt/9780521653053_excerpt.pdf

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 https://en.wikipedia.org/wiki/Operation_Opera,https://www.youtube.com/watch?v=zWA2pthTBiM

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4   http://www.timesofisrael.com/netanyahu-and-barak-ordered-the-military-to-be-ready-within-hours-for-strike-on-iran-in-2010-but-security-chiefs-rebuffed-them-tv-report-says/

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5  http://www.mrctv.org/blog/tbd

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6   http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/218538,http://www.jpost.com/Israel-News/Politics-And-Diplomacy/Peres-bombshell-I-stopped-an-Israeli-strike-on-Iran-469112

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 7  http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=2&sez=120&id=63942

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8   http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=8&sez=120&id=63939

  Ugo Volli, Il fatto storico più importante

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                                                                  MAALE MIKHMAS

maale-mihmas

Maale Mikhmas is a Jewish community located in the Binyamin region with a population of 270 families.

 

Onu antisemita

Il Foglio, Onu antisemita

4 ottobre 2016

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2342  Il numero delle risoluzioni dell’Assemblea generale dell’ Onu che fanno riferimento ai territori amministrati da Israele dal 1967 come “occupati”. Il termine appare nel 90 per cento dei documenti dell’ Onu che vertono su Israele.

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530 Il numero di volte in cui Israele è indicato come “potenza occupante” nelle risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’Onu.

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513 Il numero di risoluzioni dell’Assemblea generale dell’Onu che utilizzano il termine “grave” per descrivere le azioni di Israele, contro un totale di 14 per tutti gli altri conflitti che coinvolgono l’intera gamma di presunte o evidenti violazioni dei diritti umani.

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273 Il numero di volte che il termine “insediamento” è stato usato alle Nazioni Unite per descrivere le comunità civili israeliane create al di là delle linee di armistizio dopo la guerra del 1967. In nessun altro conflitto nel mondo che coinvolge un territorio conteso è stato applicato il termine “insediamento”.


Le risoluzioni Onu contro Israele nel marzo 2015

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12 Il numero di risoluzioni con cui il Consiglio di Sicurezza dell’Onu quest’anno ha condannato gli attentati terroristici in Francia, Sinai, Libano, Mali, Tunisia, Turchia, Iraq, Siria, Nigeria, Burkina Faso, Somalia e Sudan. Ma non una sola volta la vita degli israeliani uccisi dai terroristi è stata riconosciuta da questo Consiglio: nessuna condanna, nessuna espressione di solidarietà, nessuna espressione di preoccupazione.

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1 Israele è l’unico paese membro cui viene costantemente negata l’ammissione in un gruppo regionale, che è la struttura organizzativa attraverso la quale gli stati possono entrare a far parte di organismi e comitati delle Nazioni Unite. I paesi arabi si rifiutano ancor oggi di permettere l’ingresso di Israele nel gruppo regionale asiatico, il raggruppamento geopolitico naturale di Gerusalemme. Israele è anche l’unico paese al mondo che compare nell’ordine del giorno permanente del Consiglio Onu per i diritti umani.

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0 Il numero di volte in cui l’occupazione militare dell’Indonesia a Timor Est, della Turchia nel nord di Cipro, della Russia in aree della Georgia e dell’Ossezia, del Marocco nel Sahara occidentale, del Vietnam in Cambogia, della Cina in Tibet, dell’Armenia in aree dell’Azerbaijan come il Nagorno-Karabakh e della Russia in Ucraina e Crimea, è stata condannata alle Nazioni Unite. L’Onu non ha chiamato nessuno di questi paesi “potenza occupante”. Mai, nemmeno  una volta.

Il Foglio, Onu antisemita

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                                               SHIMA

 shima

Shima is a  Jewish community located in the Hebron Hills with a population of 80 families.

Shima was founded in 1982.

Il nuovo Moloch

Michelle Mazel, Il nuovo Moloch

Informazione Corretta, 26 settembre 2016

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Solo nell’ arco di quest’ anno, il bilancio del terrorismo palestinese in Israele si può riassumere con alcune cifre significative: poco meno di 500 attentati, circa 50 le vittime innocenti assassinate, e 5000 le persone ferite in modo più o meno grave. I terroristi urlano “Allah è il più grande”, alcuni si lanciano contro i soldati e la polizia. Altri preferiscono i bersagli più facili: una madre di famiglia sul gradino di casa, una bambina mentre dorme tranquilla nel suo letto, delle donne mentre fanno acquisti in un supermercato, passanti mentre si recano al lavoro, i pass-eggeri di un autobus affollato, la famiglia che torna a casa dopo una festicciola. Tutti i mezzi sono buoni.

Qualche volta si tratta di un revolver o di un fucile, più spesso di un coltello, ma anche forbici, cacciavite…c’è persino l’auto-ariete che provoca il maggior numero di vittime possibile. E poi le pietre. Pesanti e appuntite, contro auto e autobus, in grado di ferire o causare incidenti mortali. L’ultima arma, certamente la più spaventosa, è la bomba incendiaria. Dei bambini sono stati trasformati in torce umane, chi sopravvive rimane segnato per sempre. Contrasta invece con questa grande diversità di vittime un’incredibile, desolante uniformità degli assalitori. In maggioranza sono celibi. Sono giovani, talvolta molto giovani: l’anno scorso dei ragazzini di undici/dodici anni avevano aggredito altri bambini e anche adulti. Più di rado, fra loro, anche ragazze o giovani donne. Sono pronti a sacrificarsi, a morire – ma perché diavolo? Lo sapranno almeno loro? Anche loro sono delle vittime, le vittime di un nuovo genere di Moloch, che utilizza qualsiasi mezzo pur di nutrire la sua insaziabile fame. E l’Autorità palestinese è a loro totale disposizione, con la sua sfrenata propaganda, un incessante, sinistro lavaggio del cervello che demonizza “il nemico sionista” o più semplicemente “l’ebreo”.

L’ebreo che avvelena i pozzi, l’ebreo che viola la sacralità della Spianata delle moschee. Nessuna accusa potrebbe essere più grottesca, più vergognosa. Amplificata con le menzogne, denunciata dagli imam nelle loro prediche, alimentata dai discorsi dei leader, ripresa dai media, è un’arma potente che fa appello alla vendetta. Se ne parla in famiglia, i giovani imparano. Si evocano i cugini, i fratelli, i vicini che sono passati all’ azione e sono morti da “eroi”; anzi, da “martiri”. Martiri diventati oggetto di venerazione popolare, martiri i cui ritratti con l’aureola della gloria sono affissi sulle facciate degli enti pubblici. S’intitolano con i loro nomi le scuole, luoghi pubblici. Non c’è nulla di strano dunque se i loro genitori proclamano ad alta voce e con forza la loro fierezza e la loro gioia davanti all’ “eroismo” di un figlio o di una figlia, uccisi dopo aver assassinato una vittima scelta a caso. Naturalmente, fierezza e gioia, spesso mascherano un dolore che non può essere espresso.

Cosa direbbero i vicini, gli amici? I cinici aggiungeranno che l’Autorità palestinese  che beneficia di aiuti finanziari elargiti da tanti Paesi occidentali, sa mostrarsi generosa e riconosce una rendita sostanziosa alla famiglia in lutto. Potremmo sperare che il nuovo anno porti finalmente il cambiamento? No di certo. Il Ministro degli Esteri USA non ha appena dichiarato che mette sullo stesso piano il terrorismo e gli insediamenti? Naturalmente gli si potrebbe rispondere che negli Stati Uniti o in Francia dove non ci sono insediamenti, anche questi due Paesi sono colpiti dal terrorismo, ma non verremmo ascoltati. Il nuovo Moloch ha ancora un radioso futuro davanti a sé.
Michelle Mazel, Il nuovo Moloch

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                                                                       ALMON

 anatot

Almon is a Jewish community  located near Jerusalem with a population of 800 people.