Aprite gli occhi, occidentali: ecco le nostre ‘colonie’ che voi odiate

Quando il sole tramonta Gerusalemme si tinge d’oro. Noi siamo sul Monte Scupus, appena dietro l’Università Ebraica, quando l’importante uomo politico italiano, ammirando la bellezza del deserto della Giudea all’imbrunire, stende il braccio verso il Mar Morto, quasi a voler toccare le graziose case in lontananza. “E quel quartiere meraviglioso, cos’è Jonathan?”, mi chiede. “Quello è Malè HaAdumim” rispondo io, “ciò che voi chiamate una colonia”. “Non è possibile” dice il mio ospite. “Non può essere”. Non riusciva a capacitarsi che un si’ bel quartiere con le sue case ordinate, i giardini, i palazzi, le scuole e i centri commerciali fosse “una colonia”, il male supremo secondo le cancellerie occidentali. Il problema dei problemi del pianeta.

Un male talmente enorme da far si’ che il segretario di Stato americano gli dedicasse tutto il suo discorso di fine mandato. Non era solo quel politico a essere confuso. Lo sono tutti coloro con un briciolo di onestà intellettuale, con un minimo di resistenza al pregiudizio e con un filo di simpatia per un popolo, il popolo ebraico, che ha dato all’umanità così tanto ricevendo quasi sempre in ritorno persecuzioni, ingiustizie e violenza. Ma che diamine sono queste “colonie”? E allora parliamone. Parliamone una volta per tutte. Magari andiamoci anche, andiamo a vedere con i nostri occhi cosa c’è a meno di tre minuti dall’Università che custodisce l’eredità di Albert Einstein. Ebbene ci sono persone normali.

Persone che crescono famiglie splendide, che lavorano, che studiano e che creano. Ci sono agricoltori e ingegneri hi-tech, professori universitari e dipendenti pubblici. Ci sono tanti bambini che studiano in scuole moderne e affiancano lezioni di informatica e stampa 3D, con la Bibbia e la Mishnà. Che studiano la storia ebraica e la filosofia europea e che vengono educati al rispetto della dignità umana, all’importanza sacra della vita. Ci sono fabbriche nelle quali operai palestinesi lavorano a fianco di operai ebrei con pari salario, pensione e assicurazione medica. Ci sono serre hitech tra le più avanzate del pianeta e Università, ospedali e parchi industriali. C’è la legge, il diritto alla proprietà, tribunali che giudicano, scuole che educano e servizi pubblici che funzionano. Ci sono trasporti moderni, sanità, strade, ponti e fognature. C’è insomma tutto quello che ci si aspetta in un posto civile. E non è scontato in questa parte del pianeta. A pochi chilometri da qui si consuma nell’indifferenza di tutti la guerra civile siriana con le sue centinaia di migliaia di morti. A sud l’Egitto con le sue rivoluzioni, a nord la polveriera libanese con i terroristi di Hezbollah, e poi Hamas a Gaza.

Quelle che voi chiamate “Colonie” sono semplicemente posti dove vivono ebrei. Persone normali che cercano di migliorare la propria società e il mondo. Persone che si alzano la mattina con buoni propositi e vanno a dormire la sera con buoni risultati. Posti normali in una regione anormale. Volete smantellare tutto in nome di una non meglio specificata pace, che non si capisce con chi andrebbe fatta, perché i palestinesi hanno sempre e solo detto di no. Ma poi, va bene, facciamo la pace, facciamo un bello Stato palestinese. Per ottenere cosa? Un’altra Siria? Un altro Libano? Un altra Gaza? Non ci sono abbastanza stati arabi dove vengono represse le più basilari libertà? Davvero l’odio per gli ebrei è ancora così forte da preferire un altro luogo nel quale lapidare gli omosessuali, mutilare i genitali delle bambine e sgozzare gli infedeli? Davvero vi sono così simpatici i mafiosi corrotti della Anp che si spartiscono i miliardi di euro dei contribuenti (anche italiani) estorti con la falsa promessa dell’immunità dal terrorismo? (Si veda il Lodo Moro di cui ha parlato il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga).

I paesi arabi sono un tale successo da andarsene a inventare un altro? E’ quello che manca oggi? Un altro posto dove scannarsi a vicenda tra sunniti e sciiti, Fatah e Hamas, Jiad e martiti di Al Aqsa e con l’occasione programamre la Jiad contro ebrei e cristiani? Siamo nel teatro dell’assurdo nel quale mentre non si riesce a fare nulla per le centinaia di migliaia di morti in Siria si condanna Israele per l’occupazione del Golan e si chiede all’Onu la restituzione alla Siria! Alla Siria! Ma a chi? Ad Assad e i suoi macellai? All’Isis? Ci odiate talmente che preferite le fiamme dell’inferno siriano ai campi coltivati e gli ospedali israeliani dove i bambini siriani vengono curati? Davvero non vedete che l’unico posto in medioriente dove un arabo può votare, può ricevere una assistenza medica e realizzarsi professionalmente è Israele?

Ritiratevi, ci dite. Ci siamo ritirarti da Gaza e abbiamo ricevuto migliaia di missili mentre il mondo ci condannava se ci difendevamo. C’erano le serre e la civiltà ora ci sono solo le macerie lasciate da Hamas, i tunnel e gli arsenali dei terroristi. Ci siamo ritirati dal sud del Libano, è venuta l’Onu, ha tracciato la Linea blu. Era il 2000. Eppure questa settimana il neo premier Libanese Hariri ha giurato lotta a Israele “fino alla liberazione delle terre libanesi occupate”. Ma quali sarebbero queste terre se persino l’Onu ha dovuto dire che non esistono? Ma è chiaro: qualsiasi posto dove vive un ebreo. Continuate a sbandierare il diritto internazionale, che guardacaso si applica solo a noi. Però non vi interessa l’opinione di rinomati giuristi internazionali come il professor Eugene Rostow, il giudice Arthur Goldberg e Stephen Schwebel che ha presieduto la Corte internazionale di Giustizia che dissentono sulla definizione stessa di Territori occupati. Ma perché approfondire se John Kerry e Federica Mogherini hanno già deciso che gli ebrei hanno torto. Ma tanto abbiamo sempre torto. Solo per il giorno della Memoria siamo simpatici. Solo se siamo morti o stiamo morendo. Se siamo vivi no.

E non capite che è esattamente questo l’antisemitismo. L’antisemitismo non è solo la scritta sul muro o la battuta razzista. E’ anche trascurare tutti i problemi del pianeta e ossessionarsi a voler trovare qualcosa su cui criticare gli ebrei. Gli ebrei, non Israele o il governo Netanyahu. Gli ebrei e solo gli ebrei. Davvero non c’era altro di cui parlare che le colonie? Il mondo non ha altri problemi su cui un intervento di Kerry sarebbe stato utile? Lo aveva capito perfettamente Martin Luhter King: “Tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente “antisionista”. E io dico, lascia che la verità risuoni alta dalle montagne, lascia che echeggi attraverso le valli della verde terra di Dio: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, questa e’ la verità di Dio. Tutti gli uomini di buona volontà esulteranno nel compimento della promessa di Dio, che il suo Popolo sarebbe ritornato nella gioia per ricostruire la terra di cui era stato depredato. Questo è il sionismo, niente di più, niente di meno… E che cos’è l’antisionismo? E’ negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell’Africa e accordiamo senza riserve alle altre nazioni del globo. E’ una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio. In poche parole, è antisemitismo… Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo”. 

Jonathan Pacifici, Aprite gli occhi, occidentali: ecco le nostre ‘colonie’ che voi odiate

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                                                                GITIT gitit

Gitit is a Jewish community located in the Jordan River Valley with a population of 215 people.

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