Che peccato abbiamo commesso per meritarci uno così?

Ugo Volli, Che peccato abbiamo commesso per meritarci uno così?

Cartoline da Eurabia, 3 agosto 2016

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Cari amici,

vi hanno mai detto da bambini, che non bisogna sommare le pere con le mele? Probabilmente sì e volevano insegnarvi non solo un principio di matematica elementare (si possono operare sensatamente operazioni aritmetiche solo su grandezze omogenee), ma anche un principio di onestà intellettuale: non bisogna confondere categorie diverse fra loro, a farlo si sbaglia il ragionamento, cioè ci si imbroglia da soli, o più probabilmente si imbroglia l’interlocutore, più o meno consapevolmente.

E’ questo imperativo aritmetico-morale di non confondere le mele con le pere che mi è venuto in mente leggendo il testo dell’intervista collettiva rilasciata dal papa a bordo dell’aereo che lo riportava a Roma dalla Polonia. Gli chiedono del terrorismo islamico e lui risponde (cito dalla trascrizione del “Corriere”): “A me non piace parlare di violenza islamica. Tutti i giorni sfoglio i giornali e vedo violenze. In Italia, uno uccide la fidanzata, un altro la suocera… E questi sono cattolici battezzati, sono violenti cattolici. Se parlo di violenza islamica devo parlare anche di violenza cattolica. Ma non tutti gli islamici sono violenti, non tutti i cattolici lo sono, non facciamo una macedonia. Una cosa è vera: in quasi tutte le religioni c’è sempre un piccolo gruppetto fondamentalista. Noi ne abbiamo. Il fondamentalismo arriva a uccidere e può farlo con la lingua, la chiacchiera, come dice l’apostolo Giacomo, o con il coltello. Ma non credo sia giusto identificare l’Islam con la violenza. Non è giusto e non è vero. Ho avuto un lungo dialogo con il grande imam di Al Azhar e so come la pensano loro, cercano la pace e l’incontro.”

Qui oltre alle pere e alle mele ci sono anche i carciofi e i rapanelli: che c’entra “la lingua” e “il coltello”? Siamo seri, santità, parliamo di morti veri, non di chiacchiere in sacrestia. E che c’entrano col terrorismo gli omicidi familiari “della fidanzata e della suocere”, naturalmente di sesso femminile? In Italia questi omicidi generici sono davvero pochi, 465 nel 2014 cioè lo 0,9 per 100mila abitanti contro l’8,0 in Iraq, lo 7,4 nei territori dell’Autorità Palestinese, il 3,4 in Egitto, l’1,8 in Israele –http://www.italiansinfuga.com/2014/04/16/classifica-delle-nazioni-in-base-al-tasso-di-omicidi/. Un anno di morti violente in Italia, comprese mafia, camorra e rapine a mano armata, non solo le suocere, liquida tanta gente quanto una sola autobomba a Baghdad, o un paio di giorni di guerra civile in Siria. Ma il terrorismo non è generica “violenza” ma violenza usata per fini politici o religiosi contro obiettivi generici, identificati solo per la loro appartenenza a un gruppo). Mettere assieme l’omicidio “della suocera” con le stragi di Nizza o di Tel Aviv o l’uccisione di padre Jacques Hamel è segno o di profonda ignoranza del corso della politica mondiale, che non si può certo rimproverare a un suo protagonista come il papa, o di altrettanto profonda malafede, volontà di accreditare con argomenti sofistici una tesi politica insostenibile.

Ed è proprio questo il caso, come si legge dalle dichiarazioni immediatamente successive di Bergoglio: “possiamo dire che il cosiddetto Isis si presenta come uno Stato islamico e come violento, questo è un soggetto fondamentalista che si chiama Isis. Ma non si può dire, non è vero e non è giusto dire che l’Islam sia terrorista.” Dunque per il papa c’è un “soggetto fondamentalista” (che vuol dire? Nei dizionari leggiamo che fondamentalista vuol dire “Seguace del fondamentalismo protestante”, che chiaramente non è il caso, oppure in maniera generica “sostenitore di una linea conservatrice e intransigente in materia religiosa o anche politica”, che è il “cosiddetto Isis” il quale “si presenta” sì “come stato islamico” ma “non è giusto dire che l’Islam sia terrorista”. Perché? “Ho avuto un lungo dialogo con il grande imam di Al Azhar: loro cercano la pace e l’incontro.” Perché lo dice un chierico musulmano, fra l’altro duramente richiamato qualche mese fa da Al Sisi. Ma scusate, chi dice di essere contro la pace? Uno che se ne intendeva come Palmiro Togliatti disse in pieno parlamento italiano “Dove c’è Stalin c’è la pace” (http://www.qelsi.it/2014/quando-togliatti-dissedove-ce-la-pace-ce-stalin/) e del resto in Urss c’era un premio Stalin per la pace che rivaleggiava col Nobel. Dovremmo credergli?

Non è finita qui. Il papa ha detto anche un’altra cosa vergognosa in queste dichiarazioni. Sentiamola: “Non so se dirlo, è un po’ pericoloso, ma il terrorismo cresce anche quando non c’è un’altra opzione in un mondo che mette al centro dell’economia il dio denaro e non la persona, l’uomo e la donna. Questo è già il primo terrorismo, un terrorismo di base contro tutta l’umanità.” Dunque per Bergoglio il terrorismo nasce perché non ci sono alternative al capitalismo – definito in maniera un po’ fantasiosa “un mondo che mette al centro dell’economia il dio denaro e non l’uomo e la donna”, ma come si fa a non mettere il denaro al centro dell’economia, cioè per il dizionario “insieme delle attività relative alla produzione e alla distribuzione del reddito” (http://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=economia) o anche “Saggia amministrazione dei beni; impiego oculato del denaro; risparmio derivato da un più efficiente impiego dei sistemi produttivi“ (http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/E/economia.shtml)?

Comunque il terrorismo nasce perché non ci sono alternative al capitalismo, dice il papa, e anzi è lui, il capitalismo, “il primo terrorismo, un terrorismo di base contro tutta l’umanità.” Siamo nella serie della famosa battuta di Bertolt Brecht, “che crimine è rapinare una banca, rispetto a fondarne una”? Ma Brecht era un geniale (e superficiale e fazioso) intellettuale impegnato comunista, Francesco è invece un papa, che parla fra l’altro ottant’anni dopo, quando il fallimento storico del comunismo, la sua negazione della libertà, il suo carattere fondamentalmente criminale sono chiari a tutti quelli che sono capaci di guardare alla storia in maniera minimamente onesta.

Ma il papa, lo ripeto il papa di Roma, il capo della Chiesa Cattolica, mescola le mele con le pere per riuscire a dire che non sono terroristi i musulmani che sparano addosso alla gente, decapitano i preti, bruciano vivi i prigionieri, investono gente comune che si trova per caso dove realizzano i loro piani criminali, ammazzano bambini, anziani, donne incinte, si ammazzano fra loro a milioni. No, loro non c’entrano o almeno non c’entra l’ideologia “religiosa” nel nome della quale esplicitamente commettono i loro crimini. Il “primo” terrorismo, quello che è davvero “contro l’umanità” è del negoziante che vende le sue merci a chi ne ha bisogno, dell’imprenditore che dà lavoro, dell’inventore che costruisce un’impresa per realizzare le sue idee, di tutti noi che onestamente ci guadagniamo il pane secondo le leggi della domanda e dell’offerta, dunque del capitalismo.

Anche se appartengo, come dire, a un’altra parrocchia, sono coinvolto da questa storia e mi chiedo quale peccato abbia commesso la Chiesa per meritarsi un papa comunista. Quel che ha commesso l’Europa per averlo fra i suoi leader lo so: è nel pieno del suo odio per se stessa, del suo tentato suicidio. Speriamo solo di aver espiato abbastanza e che un miracolo faccia rinsavire questo sommatore di pere e mele.

Ugo Volli, Che peccato abbiamo commesso per meritarci uno così?

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                                                   TAL MENASHE

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Tal Menashe is a village and Israeli settlement located in the Samarian hills with a population of 60 families.

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