Obama tradisce Israele: Usa astenuti all’Onu sulle colonie ebraiche

Fiamma Nirenstein,  Obama tradisce Israele: Usa astenuti all’Onu sulle colonie ebraiche

Il Giornale, 24 dicembre 2016

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Con una scelta che si incide nella storia degli Stati Uniti come l’ennesimo colpevole fraintendimento dell’amministrazione Obama nei confronti del Medio Oriente, una incapacità che ha portato a stragi immense e a disastri indicibili in Siria ma anche in tante altre zone, il presidente uscente ha deciso di rovesciare la politica tradizionale degli Stati Uniti: tale politica ha sempre difeso Israele col veto nel Consiglio di Sicurezza dalle maggioranze automatiche piene di odio che hanno caratterizzato l’atteggiamento dell’Onu verso Israele. Stavolta con un colpo di coda impensabile Obama ha lasciato per la sua legacy in primo piano l’astensione su una risoluzione votata da 14 membri che stabilisce che occorre «distinguere fra il territorio dello Stato di Israele e i territori occupati nel 1967», condanna gli insediamenti che vengono definiti illegali e «un grande pericolo per la possibilità della soluzione dei due Stati» e aggiunge una serie di altre osservazioni fuori di ogni realtà e senso storico. I territori non sono «illegali» ma «disputati» secondo le risoluzioni del 1967, la legge internazionale non è stata violata perché non ci sono mai state deportazioni della popolazione originaria, i territori non sono mai stati «palestinesi» ma giordani e conquistati con una guerra di difesa, e soprattutto la vera difficoltà nel raggiungere un accordo con i palestinesi per due Stati è il rifiuto ad accettare l’esistenza dello Stato d’Israele che ha portato a dire no a soluzioni generose come quelle di Barak e di Olmert. Una risoluzione come quella votata ieri non tiene in nessun conto che ci sono insediamenti indispensabili alla sicurezza mentre altri sono trattabili, consente discriminazioni legate alla Linea Verde, incrementa il BDS, forse anche le sanzioni, promuove odio e incitamento antiebraico, conferisce una vittoria pazzesca per i palestinesi nonostante il rifiuto e il terrorismo, ed è una festa per l’estremismo islamico che odia l’Occidente. Gli egiziani avevano rinunciato giovedì alla loro mozione su richiesta, pare, del nuovo presidente Trump; ma il vecchio presidente ha fatto sì, si dice, che la sua gente lavorasse sott’acqua perché la mozione fosse subito ripresentata da Malesia, Venezuela, Nuova Zelanda e Senegal.

Obama sin dall’inizio del suo primo mandato ha dimostrato verso Israele un’antipatia alimentata dall’opposizione all’accordo nucleare con l’Iran del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahau, applaudita dal suo stesso Congresso. Che gli importa se l’Iran è diventato il migliore amico di Putin e combatte sanguinosamente in Siria? Obama ha mancato di ogni consistenza nel mondo mediorientale, col suo apprezzamento per la Fratellanza Musulmana e la sua convinzione che il suo personale charme avrebbe creato un rapporto pacifico col mondo islamico. E così la sua colpevole sottovalutazione del terrore e la sua repulsione verso l’unico vero difensore della democrazia in medio Oriente, Israele, si combina fino all’apoteosi del suo gesto definitivo con la politica di quell’Onu che nel 75 stabilì col voto che «sionismo è uguale a razzismo» e che ha dedicato al piccolissimo Paese due terzi delle sue condanne ignorando centinaia di migliaia di morti, di profughi, di violazioni. Forse Obama sta disegnando il suo prossimo ruolo di presidente dell’Onu, gli si addicerebbe. Stasera in Israele si festeggia Hanuccà, in parallelo col Natale: che gli uomini di volontà seguitino a esserlo, nonostante Obama e la sua ipocrisia.

Fiamma Nirenstein,  Obama tradisce Israele: Usa astenuti all’Onu sulle colonie ebraiche

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                                                            SANSANA

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Sansana is a Jewish community located in the Hebron Hills with a population of 45 families.

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L’Unesco ci riprova

Valentino Baldacci, L’Unesco ci riprova

Il Foglio, 25 ottobre 2015

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Mercoledì l’Unesco ci riprova. Dopo la risoluzione che ha de-ebraicizzato Gerusalemme, l’agenzia dell’Onu per la cultura e la scienza si riunisce nuovamente al cospetto del World Heritage Committee per rafforzare la bugia secondo cui ebrei e cristiani non hanno nulla a che fare con la città santa. “Come se si affermasse che il sole crea il buio”, ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

La nuova risoluzione dal titolo “La città vecchia di Gerusalemme e le sue mura” e che, analogamente a quella approvata la settimana scorsa dall’Unesco, disconosce il carattere ebraico e cristiano di Gerusalemme, non vedrà l’Italia impegnata perché il comitato che vota è formato da ventuno stati di cui l’Italia non fa parte. Sono chiamati a esprimersi Finlandia, Polonia, Portogallo, Croazia, Turchia, Azerbaigian, Corea del sud, Indonesia, Filippine, Vietnam, Kazakistan, Tunisia, Kuwait, Libano, Perù, Cuba, Giamaica, Burkina Faso, Zimbabwe, Angola e Tanzania. Non un bel parterre. Il Monte del Tempio viene chiamato nella risoluzione col nome musulmano e viene definito “luogo santo musulmano di preghiera”.

Niente riferimento all’“importanza della Città Vecchia di Gerusalemme per le tre religioni monoteiste”. Netanyahu ha parlato di “un jihad diplomatico contro il popolo ebraico”. L’obiettivo, infatti, è lo stesso del fronte arabo dal 1948 a oggi: la cancellazione dello stato ebraico e la creazione di un’unica Palestina araba che comprenda anche tutta l’area oggi riconosciuta come lo stato d’Israele. Una strategia di guerra basata sulla riscrittura della storia e delle religioni.

Valentino Baldacci, L’Unesco ci riprova

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                                                                    MITZPE DANI

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Mitzpe Dani is a Jewish community located near Maale Mikhmas with a population of 24 families.

Che peccato abbiamo commesso per meritarci uno così?

Ugo Volli, Che peccato abbiamo commesso per meritarci uno così?

Cartoline da Eurabia, 3 agosto 2016

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Cari amici,

vi hanno mai detto da bambini, che non bisogna sommare le pere con le mele? Probabilmente sì e volevano insegnarvi non solo un principio di matematica elementare (si possono operare sensatamente operazioni aritmetiche solo su grandezze omogenee), ma anche un principio di onestà intellettuale: non bisogna confondere categorie diverse fra loro, a farlo si sbaglia il ragionamento, cioè ci si imbroglia da soli, o più probabilmente si imbroglia l’interlocutore, più o meno consapevolmente.

E’ questo imperativo aritmetico-morale di non confondere le mele con le pere che mi è venuto in mente leggendo il testo dell’intervista collettiva rilasciata dal papa a bordo dell’aereo che lo riportava a Roma dalla Polonia. Gli chiedono del terrorismo islamico e lui risponde (cito dalla trascrizione del “Corriere”): “A me non piace parlare di violenza islamica. Tutti i giorni sfoglio i giornali e vedo violenze. In Italia, uno uccide la fidanzata, un altro la suocera… E questi sono cattolici battezzati, sono violenti cattolici. Se parlo di violenza islamica devo parlare anche di violenza cattolica. Ma non tutti gli islamici sono violenti, non tutti i cattolici lo sono, non facciamo una macedonia. Una cosa è vera: in quasi tutte le religioni c’è sempre un piccolo gruppetto fondamentalista. Noi ne abbiamo. Il fondamentalismo arriva a uccidere e può farlo con la lingua, la chiacchiera, come dice l’apostolo Giacomo, o con il coltello. Ma non credo sia giusto identificare l’Islam con la violenza. Non è giusto e non è vero. Ho avuto un lungo dialogo con il grande imam di Al Azhar e so come la pensano loro, cercano la pace e l’incontro.”

Qui oltre alle pere e alle mele ci sono anche i carciofi e i rapanelli: che c’entra “la lingua” e “il coltello”? Siamo seri, santità, parliamo di morti veri, non di chiacchiere in sacrestia. E che c’entrano col terrorismo gli omicidi familiari “della fidanzata e della suocere”, naturalmente di sesso femminile? In Italia questi omicidi generici sono davvero pochi, 465 nel 2014 cioè lo 0,9 per 100mila abitanti contro l’8,0 in Iraq, lo 7,4 nei territori dell’Autorità Palestinese, il 3,4 in Egitto, l’1,8 in Israele –http://www.italiansinfuga.com/2014/04/16/classifica-delle-nazioni-in-base-al-tasso-di-omicidi/. Un anno di morti violente in Italia, comprese mafia, camorra e rapine a mano armata, non solo le suocere, liquida tanta gente quanto una sola autobomba a Baghdad, o un paio di giorni di guerra civile in Siria. Ma il terrorismo non è generica “violenza” ma violenza usata per fini politici o religiosi contro obiettivi generici, identificati solo per la loro appartenenza a un gruppo). Mettere assieme l’omicidio “della suocera” con le stragi di Nizza o di Tel Aviv o l’uccisione di padre Jacques Hamel è segno o di profonda ignoranza del corso della politica mondiale, che non si può certo rimproverare a un suo protagonista come il papa, o di altrettanto profonda malafede, volontà di accreditare con argomenti sofistici una tesi politica insostenibile.

Ed è proprio questo il caso, come si legge dalle dichiarazioni immediatamente successive di Bergoglio: “possiamo dire che il cosiddetto Isis si presenta come uno Stato islamico e come violento, questo è un soggetto fondamentalista che si chiama Isis. Ma non si può dire, non è vero e non è giusto dire che l’Islam sia terrorista.” Dunque per il papa c’è un “soggetto fondamentalista” (che vuol dire? Nei dizionari leggiamo che fondamentalista vuol dire “Seguace del fondamentalismo protestante”, che chiaramente non è il caso, oppure in maniera generica “sostenitore di una linea conservatrice e intransigente in materia religiosa o anche politica”, che è il “cosiddetto Isis” il quale “si presenta” sì “come stato islamico” ma “non è giusto dire che l’Islam sia terrorista”. Perché? “Ho avuto un lungo dialogo con il grande imam di Al Azhar: loro cercano la pace e l’incontro.” Perché lo dice un chierico musulmano, fra l’altro duramente richiamato qualche mese fa da Al Sisi. Ma scusate, chi dice di essere contro la pace? Uno che se ne intendeva come Palmiro Togliatti disse in pieno parlamento italiano “Dove c’è Stalin c’è la pace” (http://www.qelsi.it/2014/quando-togliatti-dissedove-ce-la-pace-ce-stalin/) e del resto in Urss c’era un premio Stalin per la pace che rivaleggiava col Nobel. Dovremmo credergli?

Non è finita qui. Il papa ha detto anche un’altra cosa vergognosa in queste dichiarazioni. Sentiamola: “Non so se dirlo, è un po’ pericoloso, ma il terrorismo cresce anche quando non c’è un’altra opzione in un mondo che mette al centro dell’economia il dio denaro e non la persona, l’uomo e la donna. Questo è già il primo terrorismo, un terrorismo di base contro tutta l’umanità.” Dunque per Bergoglio il terrorismo nasce perché non ci sono alternative al capitalismo – definito in maniera un po’ fantasiosa “un mondo che mette al centro dell’economia il dio denaro e non l’uomo e la donna”, ma come si fa a non mettere il denaro al centro dell’economia, cioè per il dizionario “insieme delle attività relative alla produzione e alla distribuzione del reddito” (http://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=economia) o anche “Saggia amministrazione dei beni; impiego oculato del denaro; risparmio derivato da un più efficiente impiego dei sistemi produttivi“ (http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/E/economia.shtml)?

Comunque il terrorismo nasce perché non ci sono alternative al capitalismo, dice il papa, e anzi è lui, il capitalismo, “il primo terrorismo, un terrorismo di base contro tutta l’umanità.” Siamo nella serie della famosa battuta di Bertolt Brecht, “che crimine è rapinare una banca, rispetto a fondarne una”? Ma Brecht era un geniale (e superficiale e fazioso) intellettuale impegnato comunista, Francesco è invece un papa, che parla fra l’altro ottant’anni dopo, quando il fallimento storico del comunismo, la sua negazione della libertà, il suo carattere fondamentalmente criminale sono chiari a tutti quelli che sono capaci di guardare alla storia in maniera minimamente onesta.

Ma il papa, lo ripeto il papa di Roma, il capo della Chiesa Cattolica, mescola le mele con le pere per riuscire a dire che non sono terroristi i musulmani che sparano addosso alla gente, decapitano i preti, bruciano vivi i prigionieri, investono gente comune che si trova per caso dove realizzano i loro piani criminali, ammazzano bambini, anziani, donne incinte, si ammazzano fra loro a milioni. No, loro non c’entrano o almeno non c’entra l’ideologia “religiosa” nel nome della quale esplicitamente commettono i loro crimini. Il “primo” terrorismo, quello che è davvero “contro l’umanità” è del negoziante che vende le sue merci a chi ne ha bisogno, dell’imprenditore che dà lavoro, dell’inventore che costruisce un’impresa per realizzare le sue idee, di tutti noi che onestamente ci guadagniamo il pane secondo le leggi della domanda e dell’offerta, dunque del capitalismo.

Anche se appartengo, come dire, a un’altra parrocchia, sono coinvolto da questa storia e mi chiedo quale peccato abbia commesso la Chiesa per meritarsi un papa comunista. Quel che ha commesso l’Europa per averlo fra i suoi leader lo so: è nel pieno del suo odio per se stessa, del suo tentato suicidio. Speriamo solo di aver espiato abbastanza e che un miracolo faccia rinsavire questo sommatore di pere e mele.

Ugo Volli, Che peccato abbiamo commesso per meritarci uno così?

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                                                   TAL MENASHE

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Tal Menashe is a village and Israeli settlement located in the Samarian hills with a population of 60 families.

Terrorismo: Quei conti in banca dei gruppi BDS

Giovanni Quer, Terrorismo: Quei conti in banca dei gruppi BDS

Informazione Corretta, 1 maggio 2016
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Il Jerusalem Post riporta che la banca austriaca Erste Group ha chiuso un conto in banca appartenete al gruppo BDS Austria. 
A febbraio anche DAB Bank Munich, di proprietà di BNP Parisbas avrebbe chiuso un conto appartenente al gruppo BDS Germania. 
La banca francese Credit Mutuel starebbe considerando una simile azione in virtù della legislazione francese anti-boicottaggio. 
Infine, investitori americani stanno agendo sulle banche tedesche di cui sono azionari per chiudere i conti aperti dai gruppi che sostengono il BDS sulla base della legislazione americana.

Un altro caso riportato dal JPost è una conferenza organizzata dall’associazione culturale arabo-austriaca OKAZ, cui ha partecipato come relatrice Leila Khaled, membro del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, organizzazione nella lista nera dei gruppi terroristici in America e in Europa, che aveva partecipato a due dirottamenti nel 1969 e nel 1970.
OKAZ ha un conto in banca presso BAWAG, un gruppo bancario che ha sedi negli Stati Uniti, la cui legislazione vieta l’appoggio al boicottaggio.

 L’appoggio del BDS alla “resistenza” palestinese spesso sconfina in allarmanti e dubbie connessioni con organizzazioni terroristiche come il FPLP. Secondo una ricerca del Meir Center per gli studi sull’antiterrorismo, anche molte associazioni che appoggiano il BDS e che organizzano o partecipano alle manifestazioni “non-violente” dei venerdì nei vari villaggi arabi hanno spesso connessioni con il FPLP attraverso legami personali con i leader o contributi dei membri FPLP su tecniche di manifestazione e confronto con le forze armate israeliane. La convergenza di interessi tra BDS e varie organizzazioni terroristiche si manifesta anche nella vicinanza operativa tra gruppi BDS e FPLP, l’organizzazione terroristica più laica e quindi più presentabile agli occhi occidentali come un gruppo resistente contro l’occupazione e la colonizzazione sionista.

Basterebbe questo, anche senza legislazione specifica contro i boicottaggi, a fermare manifestazioni e attività dei gruppi che si dicono proteggere i diritti dei palestinesi, e che invece appoggiano o diffondono un’ideologia che ha una natura di violenza politica. 
E si conferma il vero pericolo del BDS, che è ideologico: il fascino della resistenza che mischia la grammatica dei diritti umani alle teorie della resistenza non violenta è fagocitato dalla pratica della violenza politica.

Giovanni Quer, Terrorismo: Quei conti in banca dei gruppi BDS

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                                 HASHMONAIM

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Hashmonaim is Jewish community located near Modiin with a population of 2600 people.

Hashmonaim was founded in 1983.

A soli 4 giorni dall’attacco islamico, ecco le solite litanie

Deborah Fait , A soli 4 giorni dall’attacco islamico, ecco le solite litanie
Informazione Corretta, 26 marzo 2016

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Ho atteso qualche giorno prima di scrivere le mie opinioni sui barbari e vili attentati di Bruxelles perchè sapevo che sarebbe accaduto ciò che temevo e che, passato il primo momento di smarrimento e di paura, i soliti personaggi intervistati dai media avrebbero dato inizio al balletto delle giustificazioni, al patetico spettacolo del buonismo.
Non saprei a chi dare la palma dell’infamità, forse sarebbe giusto un ex aequo poichè nessuno è stato peggiore o migliore, tutti mi hanno fatto provare lo stesso grado di indignazione, dai telegiornali, alle interviste, ai talk show, un’accozzaglia di banalità e di politicamente corretto.

 Incominciamo da “L’islam è pace e amore”. E’ difficile da credere ma c’è ancora chi ha l’impudenza di dirlo e in questi giorni l’ho sentito fino alla nausea che ha fatto il paio con quellaprovocatami dalle lacrime dell’Alto commissario dell’Unione europea, Federica Mogherini. Si, proprio lei, quella che si faceva fotografare abbarbicata all’arciterrorista Arafat.
Questa volta è scoppiata in lacrime, beh proprio scoppiata no, si vedeva che si sforzava come matta per farsi uscire due goccette dagli occhi.
Devo ammettere che vederla abbracciare il rappresentante giordano , imbarazzatissimo, in piedi accanto a lei, mi ha anche molto divertita.

Vabbe’, ognuno ha le sue debolezze, parliamo di cose serie e veniamo all’imam della moschea di Bruxelles che oggi ha dichiarato “Il terrorismo non ha religione!” Come no! Certo che ce l’ha, il terrorismo ha una religione specifica, sempre quella e si chiama Islam! Non ho notizia di terroristi non musulmani in giro per il mondo a fare stragi. Non esistono terroristi cristiani, buddisti, ebrei. Non esistono terroristi cinesi o brasiliani o indiani. L’India è stata per quasi due secoli colonia britannica, mai nessun indiano è andato in Inghilterra o in Europa a gettare bombe.
La Cina ha avuto, con il comunismo di Mao, 50 milioni di morti. Mai visti terroristi cinesi andare a farsi esplodere da qualche parte.
Gli ebrei sono stati perseguitati e massacrati in Europa per 2000 anni ma non sono mai esistiti terroristi ebrei pronti a fare massacri di europei per vendicare le sofferenze subite.
A parte gli anni di piombo in cui Brigate Rosse, Brigate Nere e Baader Meinhof, peraltro amici e compari degli stragisti palestinesi, imperversavano tra Italia, Germania e Francia, tutti i terroristi rispondono a un’ unica religione, l’Islam e a un’unica cultura o subcultura, quella musulmana.

A quelli che belano che l’slam è pace e amore, che non tutti i terroristi sono musulmani ecco il bollettino degli attentati fatti nei 10 giorni precedenti gli attacchi islamici di Bruxelles, tanto per gradire, ma sono sicura che troveranno comunque qualche giustificazione:
– Domenica 13 marzo: attentato islamico in Costa D’Avorio, 16 vittime di diverse nazionalità.
– Lunedì 14 marzo: due palestinesi uccidono due cittadini israeliani che attendevano un autobus. Un terzo terrorista palestinese sperona con la sua auto un mezzo dell’esercito israeliano.
– Martedì 15 marzo: in Somalia terroristi islamici sequestrano tre operatori della Croce Rossa. I rapimenti seguono il saccheggio di un villaggio.
– Mercoledì 16 marzo: due attentatrici suicide si fanno saltare in aria in una moschea in Nigeria uccidendo 24 persone.
– Giovedì 17 marzo: un paio di terroristi palestinesi aggrediscono un militare israeliano.
– Venerdì 18 marzo: terroristi islamici sparano razzi all’indirizzo di un impianto per l’estrazione di gas in Algeria. Evacuato il personale e sospese le attività estrattive. – Sabato 19 marzo: attentato islamico nel quartiere dello shopping di Istanbul uccide tre israeliani (due dei quali cittadini americani) e un iraniano, e ferisce 39 persone. E’ il quinto attentato in Turchia negli ultimi mesi riconducibile o rivendicato dallo Stato Islamico. Nello stesso giorno: colpi di mortaio in Egitto uccidono 15 militari egiziani. Lo Stato Islamico ne rivendica l’esecuzione.
-Domenica 20 marzo: attentato islamico in una base militare somala situata ad appena 28 miglia dalla capitale. Uccisa una persona e sequestrati diversi mezzi.
– Lunedì 21 marzo: estremisti islamici colpiscono un albergo nel Mali che ospita una missione dell’Unione Europea. (Un ringraziamento a Fulvio Del Deo) A chi piagnucola che nelle stragi spesso muoiono anche musulmani devo obiettare che è da quando Maometto ha fondato l’islam che i musulmani si uccidono tra loro, non è certo una novità. Quando commettono i massacri non potrebbe fregar loro di meno se nel mucchio muoiono anche musulmani. Può accadere, e accade, in Israele come in Europa, come in America. I nazi-terroristi del Califfato, quelli di Hamas, quelli di Hezbollah, quelli di Boko Haram, quelli di Al Fatah, quelli di Al Qaida, quelli di Al Shabaab non hanno nessun rispetto per la vita umana, gli basta ammazzare quelli che odiano, siano altri islamici, siano ebrei o cristiani,
“Prima il Popolo del Sabato, poi quello della Domenica (Statuto di Hamas)”. Per loro la vita vale meno di zero, la loro come quella degli altri .


Il 24 marzo, a Virus 
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-59514817-49e8-44dc-bff6-b389c1e0d204.html  Nicola Porro avrebbe avuto la grande occasione di far parlare finalmente un’araba che non dicesse che l’Islam è una religione di pace. Era sua ospite Suad Sbai, politica e scrittrice, presidente dell’Associazione delle donne marocchine in Italia, che ha giustamente parlato di un progetto jihadista salafita e wahabita in Europa, un’ Europa che odia se stessa, che si autodistrugge.
Ha spiegato che se, oggi, dai barconi non scendono terroristi lo diventeranno certamente i loro figli che, come un cavallo di troia, faranno parte di un progetto inarrestabile, deciso decenni fa dai Fratelli Musulmani, che porterà alla distruzione e alla conquista islamica del vecchio continente. “Non vogliono l’integrazione, vogliono l’islamizzazione dell’Europa”….

In verità sarebbe più giusto dire che la Sbai cercava faticosamente di parlare e di spiegare, Porro la interrompeva spesso e volentieri per dare la parola a Nicola Fratoianni di SEL che faceva praticamente dei lunghi monologhi per giustificare, per parlare delle guerre dell’Occidente, dei finanziamenti dell’Occidente , delle innumerevoli colpe dell’Occidente. E’ stata una cosa davvero ignobile e penosa e mi meraviglio di Porro che consideravo, ta i tanti lecchini, un giornalista “senza padroni”, per niente buonista, uno insomma che dice pane al pane e vino al vino.

Mi ha indignata ancora di più il suo atteggiamento di rispetto nei confronti di Rula Jebreal, in collegamento da New York, con le sue solite patetiche banalità. Rula, arabo-israeliana, autodichiaratasi esperta di politica mediorientale , nata a Haifa, definita da lei “città palestinese”, è ferocemente antisraeliana ed è su questo che ha costruito la propria carriera cavalcando le ossessioni contro Israele dei media e del pubblico. Dopo un lungo periodo di silenzio, quando qualcuno si chiedeva che fine avesse fatto, eccola ricomparire da New York come moglie di un miliardario ebreo americano che probabilmente ha sposato la sua causa.
Recentemente, purtroppo per noi, ha ricominciato ad apparire nei talk show con interventi sulle questioni mediorientali, argomento che le consente ancora (e per sempre) di esprimere tutto il suo veleno contro Israele.

 Ebbene si, anche Nicola Porro si è rivelato una delusione esattamente come Franco Di Mare che questa mattina a UnoMattina ha snocciolato un’altra perla, ha detto esattamente ” Durante la prima intifada in Terrasanta….”. In quel momento per un secondo ho pensato che avesse fatto un errore , che si riferisse alle Crociate…Terrasanta….intifada….che Terrasanta…che intifada in Terrasanta….voleva dire Crociata….Invece no! Parlava proprio della prima intifada in Israele, questo paese dal nome talmente impronunciabile da preferire rendersi ridicoli in un’ignobile tentativo di delegittimarlo, di farlo scomparire almeno dai media visto che ancora non si può fare di meglio.http://www.unomattina.rai.it/dl/portali/site/page/Page-659a5e7e-1949-4e2d-b4e4-193b9784ca07.html

 Ultimo delirio appena sentito a Ottoemezzo http://www.la7.it/otto-e-mezzo  che sta andando in onda mentre scrivo : Vauro che dice di provare pietà per i kamikaze, che, continua, è tutta colpa dell’Occidente, che siamo tutti responsabili, che la storia dell’islamico buono e islamico cattivo è razzista, che noi europei facciamo le crociate contro l’islam, …a un certo punto eccolo che perde le staffe perchè Sallusti lo contesta e si mette a urlare:”lei, rivolto a Sallusti, è l’Al Baghdadi italiano”…poi continua dicendo che l’idea di D’Alema di dare l’8 per mille ai musulmani d’Italia è perfetta, che dobbiamo accoglierli perchè sono i musulmani le prime vittime del terrorismo e proprio loro, sempre i musulmani, potrebbero essere la nostra ancora di salvezza.

 Ecco, è un’idea da non scartare : farci salvare dai musulmani, dai deliri di Vauro e D’Alema e dai gessetti di Place de la Bourse a Bruxelles. Povera Europa e il suo odio di sè.

Deborah Fait, A soli 4 giorni dall’attacco islamico, ecco le solite litanie

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                       NEVE EREZ

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Neve Erez is a Jewish community located near Maale Mikhmas with a population of 8 families.

Neve Erez was founded in 1999.

Proteggere i palestinesi per lasciare che accoltellino gli israeliani

Bat Ye’or, Proteggere i palestinesi per lasciare che accoltellino gli israeliani

Informazione Corretta, 2 novembre 2015

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E’ la nuova moda adottata dagli assassini, quella di colpire alle spalle i passanti, le donne, i bambini, i civili disarmati, negli autobus, tra la folla, nelle strade, ovunque. Pur di uccidere. Non c’è dubbio che questa moda attirerà molti adepti, come quelle dei dirottamenti aerei, dei massacri, della cattura di ostaggi, del terrorismo internazionale – anche queste mode furono iniziate dai palestinesi – che l’Europa chiama “resistenza” quando le vittime sono israeliane o ebrei, e “terrorismo” per tutte le altre vittime. Oggi questo modello brevettato dai palestinesi si è diffuso su tutto il pianeta. Io lo chiamo jihadismo, perché i massacri e il terrorismo costituiscono da ben 13 secoli le strategie del jihad. L’Europa dovrebbe saperlo, perché non ha mai smesso di subirne gli attacchi per terra e per mare, ma la verità è che ha decretato che è Israele il pericolo (un po’ come i nazisti che dichiaravano che gli ebrei erano una grande minaccia pur di avere il pretesto per sterminarli) e ha scelto di abbandonarsi ad un’amnesia di amorosa beatitudine pro-palestinese innaffiata dai petrodollari. Non sorprende che la posizione di Abbas si affianchi a quella della Francia.
Arafat, una creatura della Francia, gli ha consentito di mantenere aperto il conflitto, di opporsi a qualsiasi pace separata, a qualsiasi soluzione che avrebbe compromesso l’eliminazione di Israele dopo averla ridotta ad un piccolo territorio impossibilitato a difendersi. Spietata nel cancellare poco per volta interi capitoli della sua storia, i suoi monumenti, le sue terre, la Francia ora cerca di schiacciare sotto l’infamia quel popolo ostinato, uscito vincitore dalla Shoah e dalla dhimmitudine. Gli stessi cristiani del Libano sono stati sacrificati per questo scopo. Mahmoud Abbas evoca 70 anni di sofferenze, di ingiustizie e di occupazione… Si capisce, il suo popolo è frustrato nel vedere la libertà che hanno gli israeliani! E’ che lui pensa con nostalgia ai tredici secoli di dhimmitudine degli indigeni ebrei e cristiani, vittime del jihad, di espropri fatti dagl’invasori arabi, di donne e bambine stuprate e rapite nel corso dei secoli, come ora fa Boko Haram, di schiave sottomesse alla violenza sessuale, dei riscatti e dell’ estorsione fiscale, di schiavitù, dei periodici massacri e saccheggi, di leggi discriminatorie, di espulsioni da città e villaggi, di segni distintivi per i dhimmi, dei loro luoghi di culto islamizzati, razziati e distrutti, della distruzione della loro cultura (come fa ora lo Stato Islamico), fatti della cronaca quotidiana della dhimmitudine nei territori islamizzati. Mahmoud Abbas crede che la Bibbia sia una storia manipolata, che non ci sono mai stati degli ebrei in Palestina, che questo paese si chiamerà sempre Palestina, una terra musulmana fin dall’origine dei tempi, in una storia dell’uomo che ha inizio con l’Islam, perché prima dell’Islam la storia non esiste. Non c’è mai stato un Tempio ebraico a Gerusalemme, ma soltanto moschee, Gesù andava a pregare in moschea. Gli ebrei sono dei saccheggiatori della storia, della storia musulmana.
L’Europa ne è così convinta che ha votato per l’islamizzazione dei luoghi sacri per l’ebraismo, e ha accettato così che il Monte del Tempio diventasse la spianata delle moschee. Abbas reclama un ritorno ai tempi della dhimmitudine di cui Siria, Libia, Afghanistan e Yemen sono i prototipi. Quello era il bel tempo in cui ebrei e cristiani rasentando i muri, gli occhi bassi, cedevano il passo ai musulmani, disarmati perché non avevano il diritto di difendersi …il tempo della tolleranza sotto la shari’a, del vivere insieme in armonia e in pace sotto l’Islam. Abbas chiede all’ONU di restituirgli questi privilegi. Che si rassicuri, avrà dietro di sè tutta l’Europa che rispetta i diritti dell’uomo, eccetto quelli degli israeliani.
Ma questi sono uomini? L’Europa esita tra coloni e scimmie, coloni in ogni caso! Chissà, potrebbe essere proprio lei ad aver suggerito questa mossa ad Abbas? Certamente l’Europa continuerà a pagare miliardi alle sue ONG allo scopo di diffondere l’odio verso Israele. A maggior ragione ora che tutto il mondo ne è informato. Grazie alle rivelazioni di ONG MONITOR, sappiamo degl’importi enormi di denaro versati da ogni Stato, dalle chiese, dalle fondazioni e dall’Unione Europea così come delle ONG beneficiarie per fare propaganda anti-Israele. Bisogna finirla con Israele, perché le centinaia di migliaia di immigranti musulmani che accorrono in Europa, accolti a braccia aperte con tenera sollecitudine, avranno bisogno di questi fondi per i loro nuovi insediamenti …

Bat Ye’or, Proteggere i palestinesi per lasciare che accoltellino gli israeliani

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                                              TELEM

telem
Telem is a Jewish community located to the west of Kiryat Arba with a population of 200 people.

The village was founded in 1982.