In cauda venenum. L’ultimo veleno di Obama

Niram Ferretti, In cauda venenum. L’ultimo veleno di Obama

L’Informale, 24 dicembre 2016

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Era nell’aria. Se ne parlava da qualche mese. E così è avvenuto. L’Amministrazione Obama si astiene all’ONU e permette che la Risoluzione 2334, la quale chiede un immediato congelamento di tutti gli insediamenti nella West Bank, passi in virtù dell’astensione degli Stati Uniti.

La risoluzione invita tutti gli stati a “distinguere nei loro rapporti tra i territori dello Stato di Israele e i territori occupati dal 1967”, il che, tradotto significa che la presenza di Israele nella West Bank è considerata abusiva e illegittima. Nulla di nuovo in questo senso, poiché questa è la posizione dell’ONU dalla fine della Guerra dei Sei Giorni, quando le armate vittoriose israeliane, dopo una guerra di aggressione da parte della coalizione araba formata da Egitto, Giordania, Siria, Iraq, Libano e Arabia Saudita, intesa all’ annichilimento di Israele, catturava alla Giordania che se li era annessi abusivamente nel 1951, i territori di Giudea e Samaria, rinominati West Bank, sotto il dominio giordano.

Fu all’epoca che, dietro pressione araba e sovietica L’ONU di fatto trasformò Israele in un occupante illegale in sprezzo totale di quanto scrisse con mirabile chiarezza Lewis Stone, “Il precetto basilare della legge internazionale concernente i diritti di uno stato vittima di un’aggressione, il quale abbia legalmente occupato il territorio dello stato aggressore per legittima difesa, è chiaro. E sussiste ancora come legge internazionale a seguito della Carta, la quale non concede alcun potere all’Assemblea Generale dell’ONU di emendare tale legge. Il precetto è che un occupante legale come Israele è autorizzato a restare in controllo del territorio coinvolto in attesa della negoziazione di un trattato di pace”. Concetto ribadito da Dame Rosaylin Higgins, già Presidente della Corte Internazionale di Giustizia:

“Non vi è alcunché nella Carta delle Nazioni Unite o nelle leggi internazionali che lasci supporre che l’occupazione militare, in assenza di un trattato di pace sia illegale… La legge dell’occupazione militare, col suo tessuto complesso di diritti e di doveri, rimane integralmente rilevante fintanto che le nazioni arabe accettino di negoziare un trattato di pace, Israele è di pieno diritto autorizzato a rimanere nei territori che attualmente detiene”.

Essendo Israele difficilmente attaccabile sotto questo aspetto (malgrado la grottesca richiesta fatta all’epoca da parte araba e sovietica che Israele restituisse i territori. A chi? alla Giordania che se li era annessi illegalmente? Ai palestinesi ivi residenti ai quali non era attribuita giuridicamente alcuna sovranità sui territori medesimi?), l’occupante (di fatto, militarmente Israele è occupante, ma solo in questo senso e a tutela della propria difesa e di quella dei coloni insediati nei territori), si è provveduto a livello politico e giuridico a definire illegale la presenza degli insediamenti stessi e a fare in modo che Israele risultasse comunque sempre fuori legge.

Lo si è fatto interpretando l’Articolo 49 della Convenzione di Ginevra 25, in modo da fare apparire l’impresa degli insediamenti, legittimata di fatto dal Mandato per la Palestina, come un’impresa illegale e soprattutto come il principale ostacolo per la pace.

Oggi il tradimento americano certifica questa persistente menzogna. La rende plastica consegnando ai palestinesi e a tutti i nemici di Israele nuove munizioni, non solo metaforiche. Si tratta inoltre di uno schiaffo in faccia a Donald Trump, il quale poco prima dell’approvazione della risoluzione era intervenuto invitando l’amministrazione Obama a porre il veto.

In un colpo solo, Barack Obama, è riuscito a colpire Benjamin Netanyahu e Donald Trump. È il veleno nella coda di questa disastrosa Amministrazione uscente, che lascia un Medioriente in cui ha fallito su tutti i fronti, premiando l’Iran e l’Autorità Palestinese e scaricando il suo storico alleato.

Niram Ferretti, In cauda venenum. L’ultimo veleno di Obama

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                                         BEIT ARYEH-OFARIM

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Beit Aryeh-Ofarim is a town (local council) located in the Judea and Samaria Area of Israel with a population of 3900 people.

Malgrado Obama, il terrorismo, l’Onu e l’Europa: Israele è forte e guarda al futuro

Deborah Fait,  Malgrado Obama, il terrorismo, l’Onu e l’Europa: Israele è forte e guarda al futuro  

Informazione Corretta, 24 dicembre 2016

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Ricordo sempre con grande emozione l’immagine di una mamma di Sderot inginocchiata a terra col suo bambino raggomitolato sotto di lei per proteggerlo dal missile che stava arrivando da Gaza. Non c’era nessun rifugio là vicino e quella mamma ne ha creato uno col proprio corpo nel tentativo disperato di salvare il figlio. 
Quando la fotografia è arrivata sul web ho dovuto sopportare lo schifo che mi ha sconvolto lo stomaco nel leggere decine di messaggi di scherno del tipo “andate via e non creperete più…ve la siete cercata….Palestina ai palestinesi….non è casa vostra….”. 

Gente incivile, cattiva, spietata, antisemita, degna della peggiore Europa, quella che godeva nel dare la caccia agli ebrei. Nessuna pietà! Oltre alla nostra disperazione e alla solidarietà degli amici di Israele, nessuna pietà da parte dell’opinione pubblica occidentale e dei vari governi. Quegli stessi governi dal pelo sullo stomaco che invece ricevono sempre parole di conforto e aiuti concreti da Israele nei momenti di terrorismo o di calamità naturali. Mai, mai, mille volte mai ho sentito un premier straniero mandare un messaggio di simpatia a Israele negli anni terribili delle intifade, i messaggi che arrivavano erano solo di spietata crudeltà….magari peggio…pensavano….ve lo meritate…

Ricordando gli anni in cui l’allarme rosso delle sirene suonava in continuazione e i missili piovevano su Israele. Ripensando alle stragi nei bar, ai caterpillar e alle macchine che a Gerusalemme si lanciavano contro le persone per la strada o alle fermate dell’autobus uccidendone decine, falciando carrozzine con bambini e assalendo poi i sopravvissuti con i coltelli. Ripensando all’indifferenza del mondo occidentale di fronte a questo orrore, credo sia giusto, normale e umano incazzarsi. Era logico chiedersi con rabbia perché, oltre al terrorismo e alla morte di centinaia di innocenti, Israele doveva anche subire l’ indifferenza, lo scherno, la crudeltà del mondo, comprese le vergognose risoluzioni dell’ONU. Quindi la reazione umana alla perfidia e all’ipocrisia dell’Occidente dovrebbe essere, in caso di terrorismo, un semplice e chiaro…ma chi se ne frega! Pan per focaccia, no? Chi riceve solo sberle e affronti alla fine resta insensibile quando la disgrazia finalmente colpisce il proprio carnefice.

Io non rido, in Israele nessuno ride, non diciamo chi se ne frega, non scriviamo “lasciate l’Europa all’Islam che la vuole da secoli, da quando sono arrivati sotto le mura di Vienna, da quando hanno invaso la Spagna…. dove si posa piede musulmano quella diventa per sempre terra islamica quindi fuori europei, se volte vivere dovete andarvene”.
Nessuno di noi lo pensa perchè gli israeliani sono persone civili , anche troppo civili e non sanno cosa sia la vendetta.
La mia prima reazione all’attentato di Berlino è stata “Maledetti”, si, maledetti loro e la loro ideologia bastarda che semina terrore e morte ormai in tutto il mondo, nel nome di Allah. Il terrorista tunisino, ammazzato fortunatamente da due eroici poliziotti italiani, ha urlato Allahu Akhbar fino all’ultimo. Bene, è stato accontentato e non farà mai più del male. 
Non rido delle disgrazie altrui come altri ridevano delle nostre però mi sono stufata della scempiaggine di questo decrepito continente che si chiama Europa che continua a minimizzare, a colpevolizzarsi, a parlare addirittura di complotti dei servizi segreti (anche questo ho dovuto leggere sul web) e a dimenticare quello che ha dovuto subire Israele.

 Dopo questo ennesimo attentato il Parlamento EU ha ricordato i vari massacri commessi in Europa, in Turchia senza mai nominare Israele come se il terrorismo palestinista fosse qualcosa di sacro da non poter essere equiparato a quello dell’Isis anche se Al Baghdadi e i suoi mostri hanno imparato molto dai palestinisti che hanno fatto scuola usando katerpillar e automobili con cui falciare cittadini innocenti a Gerusalemme. 
Berlino come Gerusalemme, Nizza come Gerusalemme, Istanbul come Gerusalemme, Madrid come Gerusalemme ma Gerusalemme e Israele non vengono mai nominati negli elenchi dei paesi colpiti dal terrorismo islamico. Se i terroristi islamici sono temuti (quindi cercano di nominarli il meno possibile e di attribuire ad altri la colpa della loro bestialità), quelli palestinisti che ammazzano ebrei sono rispettati e protetti.

 Pochi giorni fa il Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki Moon aveva ammesso il pregiudizio contro Israele in sede alle Nazioni Unite, il doppio standard usato nei confronti dell’eterno colpevole, lo Stato ebraico. Ammissione tardiva e inutile dal momento che tutto continuerà come sempre. Solo ieri è stata presentata un’ennesima risoluzione contro Israele dichiarando gli insediamenti in Giudea e Samaria come “una flagrante violazione del diritto internazionale” senza, naturalmente, fare cenno alle violenze palestiniste e al terrorismo. La risoluzione presentata dall’Egitto è stata bloccata grazie a Trump ma Obama cercherà in tutti i modi di far danno e sono già pronte altre due risoluzioni, una proposta dalla Nuova Zelanda e l’altra dalla Svezia. Ecco la conferma alle mie parole: è arrivata in questo istante la notizia che all’ONU è stata approvata la risoluzione di condanna a Israele per gli insediamenti in Giudea e Samaria con la seguente motivazione “Gli insediamenti sono privi di validità legale in quanto attuati in flagrante violazione del diritto internazionale”.

Gli USA anzichè porre il veto si sono astenuti, “storica decisione l’astensione USA”, scrive Televideo. Certo, storica, l’ultimo regalo di Obama a Israele, adesso sarà soddisfatto, finalmente ha potuto, in extremis, esprimere tutto il suo odio. 
Io sono senza parole, non potevo immaginare tanta perfidia. L’amministrazione Obama respinge l’accusa di Israele di essere collusi coi palestinisti. 
Bugiardi ! 
Sono stracollusi e Obama ha sempre dimostrato di amare i terroristi. 
Trump, scrive il Jerusalem Post, ha dichiarato, furioso, che le cose cambieranno dal 20 gennaio, ha definito “assolutamente vergognosa” “Absolutely shameful” la politica di Obama nei confronti di Israele e ha assicurato che, dal 20 gennaio, le cose cambieranno all’ONU come cambierà l’atteggiamento nei confronti di Israele. 
Ecco il Twitt di Trump: ✔ @realDonaldTrump #As to the U.N., things will be different after Jan. 20th.

Beh, credo che ormai Mr. Obama possa tranquillamente vergognarsi di se stesso, io, per quanto valga la mia opinione, mi vergogno, mi sento imbarazzata che un simile ignobile personaggio sia stato per ben 8 anni presidente degli Stati Uniti d’America e abbia rovinato mezzo mondo, responsabile anche di quanto sta accadendo in Siria.
Ad Aleppo si muore di fame, di bombe, di disumanità infernale ma l’ONU ha altro da fare, c’è Israele, ca…spiterina! Bisogna condannare Israele e questa volta è andata, visto che Obama approfittando dei suoi ultimi giorni ha voluto regalarci anche l’ennesima vigliaccata ordinando al suo rappresentante di astenersi dal voto.

 Sentiremo nelle prossime ore le reazioni furibonde di Israele e dei repubblicani USA. Intanto di Aleppo e dei morti innocenti siriani si preoccupa solo Israele, Netanyahu sta cercando il modo di far arrivare in Israele i feriti di quella città martire. Finora Israele ne ha curati più di 3000 negli ospedali da campo allestiti sul Golan lungo i confini colla Siria, altre centinaia sono curati negli ospedali di Haifa e di Tel Aviv. Purtroppo Aleppo è molto lontana dal confine con Israele, perciò il nostro Bibi tenta un accordo: far arrivare i feriti in Turchia e da là in Israele. Obama, che ha destabilizzato la Siria come tutto il Medio Oriente da quando ha fatto cadere Mubarak per mettere al potere in Egitto i famigerati terroristi chiamati Fratelli Musulmani, dovrebbe restituire il Nobel ma sappiamo tutti che il pensiero non lo sfiora nemmeno.

 E adesso, sempre in tema di musulmani, parliamo del quotidiano Libero.
Come avrete letto nell’articolo di Vittorio Feltri, Khalid Chaouki, Pd e membro della Fratellanza Musulmana, di cui ho parlato varie volte in passato, ospite fisso in TV a difendere viscidamente il terrorismo islamico. Non è questo l’islam- diceva- l’islam è pace e amore-diceva- e poi sono quattro gatti-diceva-. 
Quando gli chiedevano “perchè voi non manifestate mai contro il terrorismo?” rispondeva “Certo che lo faremo” Come no! Mai! Non ha mai mantenuto la parola.
Bene, questo signore che io destesto da sempre, ha chiesto la chiusura di Libero e a La Zanzara ha trattato Feltri da criminale. Parole ignobili e pericolose che hanno messo il direttore di Libero in una posizione di estremo pericolo nel senso che qualche fanatico barbuto islamico potrebbe facilmente interpretarle come un invito a fare di Feltri un bersaglio. 
“Siamo sottomessi” scrive nella sua lettera amara e molto incazzata il direttore. E’ vero siamo sottomessi a questi personaggi che approfittano della democrazia per usarla contro di noi, per portare avanti le loro idee islamiche di punizione contro chi scrive liberamente ciò che pensa e si sa che per certi musulmani punizione è sinonimo di morte.

Oltre a Informazionecorretta http://www.informazionecorretta.it/main.php?mediaId=16&sez=120&id=64813  nessuno ha espresso solidarietà a Feltri, vergognosa dimostrazione di quel triste e amaro “siamo sottomessi”. Chi ha il coraggio di mettersi contro un musulmano per poi sentirsi dare del razzista e dell’ islamofobo?
Noi invece non abbiamo paura, io non ho paura e a Khalid Chaouki dico di andare a sputare il suo veleno altrove. 
Desidero quindi mandare tutta la mia solidarietà a Vittorio Feltri che certamente non si farà intimidire da personaggi squallidi che trasudano odio e falsità e andrà avanti imperterrito a scrivere quello che gli pare come libertà vuole e pretende. 
Amaramente, con la tristezza nel cuore per tutto l’odio che ci travolge, auguro a chi mi legge buone feste.

Deborah Fait,  Malgrado Obama, il terrorismo, l’Onu e l’Europa: Israele è forte e guarda al futuro 

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                                                                    BEITAR ILLIT

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 Beitar Illit is a Jewish community situated in the Judea and Samaria Area of Israel with a population of 35700 people.

Obama tradisce Israele: Usa astenuti all’Onu sulle colonie ebraiche

Fiamma Nirenstein,  Obama tradisce Israele: Usa astenuti all’Onu sulle colonie ebraiche

Il Giornale, 24 dicembre 2016

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Con una scelta che si incide nella storia degli Stati Uniti come l’ennesimo colpevole fraintendimento dell’amministrazione Obama nei confronti del Medio Oriente, una incapacità che ha portato a stragi immense e a disastri indicibili in Siria ma anche in tante altre zone, il presidente uscente ha deciso di rovesciare la politica tradizionale degli Stati Uniti: tale politica ha sempre difeso Israele col veto nel Consiglio di Sicurezza dalle maggioranze automatiche piene di odio che hanno caratterizzato l’atteggiamento dell’Onu verso Israele. Stavolta con un colpo di coda impensabile Obama ha lasciato per la sua legacy in primo piano l’astensione su una risoluzione votata da 14 membri che stabilisce che occorre «distinguere fra il territorio dello Stato di Israele e i territori occupati nel 1967», condanna gli insediamenti che vengono definiti illegali e «un grande pericolo per la possibilità della soluzione dei due Stati» e aggiunge una serie di altre osservazioni fuori di ogni realtà e senso storico. I territori non sono «illegali» ma «disputati» secondo le risoluzioni del 1967, la legge internazionale non è stata violata perché non ci sono mai state deportazioni della popolazione originaria, i territori non sono mai stati «palestinesi» ma giordani e conquistati con una guerra di difesa, e soprattutto la vera difficoltà nel raggiungere un accordo con i palestinesi per due Stati è il rifiuto ad accettare l’esistenza dello Stato d’Israele che ha portato a dire no a soluzioni generose come quelle di Barak e di Olmert. Una risoluzione come quella votata ieri non tiene in nessun conto che ci sono insediamenti indispensabili alla sicurezza mentre altri sono trattabili, consente discriminazioni legate alla Linea Verde, incrementa il BDS, forse anche le sanzioni, promuove odio e incitamento antiebraico, conferisce una vittoria pazzesca per i palestinesi nonostante il rifiuto e il terrorismo, ed è una festa per l’estremismo islamico che odia l’Occidente. Gli egiziani avevano rinunciato giovedì alla loro mozione su richiesta, pare, del nuovo presidente Trump; ma il vecchio presidente ha fatto sì, si dice, che la sua gente lavorasse sott’acqua perché la mozione fosse subito ripresentata da Malesia, Venezuela, Nuova Zelanda e Senegal.

Obama sin dall’inizio del suo primo mandato ha dimostrato verso Israele un’antipatia alimentata dall’opposizione all’accordo nucleare con l’Iran del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahau, applaudita dal suo stesso Congresso. Che gli importa se l’Iran è diventato il migliore amico di Putin e combatte sanguinosamente in Siria? Obama ha mancato di ogni consistenza nel mondo mediorientale, col suo apprezzamento per la Fratellanza Musulmana e la sua convinzione che il suo personale charme avrebbe creato un rapporto pacifico col mondo islamico. E così la sua colpevole sottovalutazione del terrore e la sua repulsione verso l’unico vero difensore della democrazia in medio Oriente, Israele, si combina fino all’apoteosi del suo gesto definitivo con la politica di quell’Onu che nel 75 stabilì col voto che «sionismo è uguale a razzismo» e che ha dedicato al piccolissimo Paese due terzi delle sue condanne ignorando centinaia di migliaia di morti, di profughi, di violazioni. Forse Obama sta disegnando il suo prossimo ruolo di presidente dell’Onu, gli si addicerebbe. Stasera in Israele si festeggia Hanuccà, in parallelo col Natale: che gli uomini di volontà seguitino a esserlo, nonostante Obama e la sua ipocrisia.

Fiamma Nirenstein,  Obama tradisce Israele: Usa astenuti all’Onu sulle colonie ebraiche

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                                                            SANSANA

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Sansana is a Jewish community located in the Hebron Hills with a population of 45 families.

La kefiah al Palazzo di vetro

Il Foglio, La kefiah al Palazzo di vetro

1 dicembre 2016

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L’avevamo vista al collo degli intellettuali stagionati, degli studenti impegnati, degli adolescenti svagati e delle signore che vestono un po’ casual. Ma la kefiah, che spicca sotto cappotti e giacconi, si insinua tra piumini e loden, e accompagna anche le pellicce, non si era ancora vista al collo del presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. E’ successo martedì al Palazzo di vetro, quando il presidente Peter Thomson ha sfoggiato il famoso simbolo della “resistenza palestinese”. L’ambasciatore di Israele presso le Nazioni Unite, Danny Danon, ha condannato la scelta di Thomson dicendo che “è inaccettabile per il presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, la cui posizione è un simbolo di neutralità, avvolgersi con la bandiera palestinese e partecipare a un evento il cui unico scopo è quello di attaccare e infangare lo stato di Israele. E’ la prova inequivocabile del pregiudizio contro Israele e della diffusione di calunnie su di noi alle Nazioni Unite”.

E infatti, mentre il suo presidente sfoggiava la kefiah, l’Assemblea generale adottava ben sei risoluzioni critiche di Israele, tra le quali una sui luoghi sacri di Gerusalemme, che si riferisce al Monte del Tempio solo col nome musulmano e che non riesce a citare tutti i luoghi santi ebraici (il negazionismo dell’Unesco sta facendo strada). Un’altra risoluzione riguarda l’allocazione di risorse ai diversi organi delle Nazioni Unite il cui scopo è quello di diffondere la narrazione palestinese e promuovere gli interessi palestinesi. Una terza risoluzione chiede a Israele di ritirarsi completamente dai “territori occupati”. Il Jerusalem Post si è chiesto in un editoriale non firmato: “L’ondata di incendi offre l’opportunità per riflettere sui pericoli che presenterebbe uno scenario diverso. Che cosa accadrebbe se le squadre di emergenza israeliane fossero chiamate ad affrontare un’ondata di incendi su larga scala sotto un’offensiva missilistica lanciata dai terroristi di Hezbollah dal sud del Libano? Quando Israele si trova a fronteggiare quello che viene percepito come un disastro naturale, il mondo è disposto a correre in aiuto. Viceversa, quando Israele è impegnato in un conflitto militare con una nazione araba il mondo è molto, molto meno disponibile”. L’odiosa kefiah di Peter Thomson sta lì a ricordarcelo.

Il Foglio, La kefiah al Palazzo di vetro, 1 dicembre 2016

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                                                                            HAR HADAR

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Har Adar is a town located in the Judea and Samaria Area of Israel with a population of 3300 people. 
The town was founded in 1986.

 

Lettera di Deborah Fait al Fatto Quotidiano

Lettera di Deborah Fait al Fatto Quotidiano

Informazione Corretta, 25 novembre 2016

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L’articolo di Roberta Zunini su Israele e Trump, 24.11., dal titolo “Mio genero vuol far pace tra israeliani e palestinesi”, è veramente un esempio di giornalismo di bassa lega. Leggendolo si tocca con mano il pregiudizio della giornalista, il suo veleno contro Israele e gli ebrei senza contare che metà articolo spettegola sulla famiglia Kushner, roba da giornaletto di gossip . I soliti disgustosi e ossessivi preconcetti , la lobby ebraica nominata come fosse mafia dimenticando tutte le altre lobbies ricche e potenti come quella multimiliardaria islamica che esercita il suo potere non solo sugli USA ma sul mondo intero, senza contare il fatto che lobby significa gruppo animato da interessi comuni, come quella dei giornalisti, per esempio, vero e proprio gruppo di pressione e di potere.

 Il solito velenoso e falso luogo comune sulle “colonie” come ostacolo alla pace, nemmeno mezza parola sul terrorismo palestinese di cui forse al Fatto non arriva notizia.

 La Zunini, dopo i tanti pettegolezzi sui Kushner, si chiede se tale famiglia riuscirà a portare la pace tra “ebrei e palestinesi”. Le piace molto la parola ebrei, l’avrà scritta decine di volte nel suo articolo: ebreo Kushner, ebreo Adelson, ebreo AIPAC…ma le vorrei dare una notizia: la pace andrebbe fatta tra Israele (stato nazionale di cui molti si augurano la fine ) e i palestinesi.

 Se Trump o Jared Kushner falliranno saranno certamente in ottima compagnia dal momento che ogni tentativo di dialogo, promosso dai leader di USA e Europa è stato finora bloccato dagli attentati e da rifiuti dei palestinesi.

 Certamente ognuno è libero di avere le proprie idee politiche ma niente autorizza a parlare con tanta superficialità fatta di giudizi e pregiudizi personali e di antiche ostilità, di un problema enorme e tragico di cui, per solo volere arabo, è stata costellata la storia di Israele.

Lettera di Deborah Fait al Fatto Quotidiano

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                                                                   TZOFIM zofim

Tzofim is a Jewish community founded in 1980 and located in the Samarian hills with a population of 1200 people.  

 

Dureghello contro D’Alema: “Confronta terrorista con premier di una democrazia”

 

Dureghello contro D’Alema: “Confronta terrorista con premier di una democrazia”

 L’Informale, 29 novembre 2016

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La comunità ebraica romana, attraverso la presidente Ruth Dureghello, condanna la frase, citata oggi sul Corriere della Sera, in cui l’ex premier Massimo D’Alema, facendo un confronto tra Bettino Craxi e Matteo Renzi, afferma: «Craxi era di sinistra, Renzi non lo è. Craxi frequentava Arafat, Renzi frequenta Netanyahu».
«Siamo seriamente preoccupati dall’imbarbarimento a cui stiamo assistendo in questa campagna referendaria – ha detto Dureghello all’ANSA – Noi ovviamente non prendiamo posizione su Sì o sul No, ma se un ex premier italiano, per attaccare un avversario, cita un terrorista e lo confronta con il premier eletto di uno stato democratico, ovvero Israele, questo mi preoccupa ancora di più, soprattutto per il dopo. Questo detto poi da D’Alema, che in passato, nel 2006 in Libano, è andato a braccetto con i terroristi».
Per Dureghello, «se per confrontarsi si evoca un terrorista come Arafat, responsabile di tanto e tanto male, ancora da chiarire, mi chiedo cosa succederà dopo? Me lo chiedo come cittadina italiana e come ebrea. Ci si confronti sul merito e sui bisogni reali del nostro Paese».
(ANSA).

L’Informale, 29 novembre 2016

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                                                                                          REIHANreihan

 Reihan is a Jewish community located in the Samarian hills with a population of 160 people.
It was founded in 1981.

Lo scandalo di Israele (intervento di Bat Ye’or)

Bat Ye’or, Lo scandalo di Israele (intervento)

Il Foglio, 21 novembre 2016

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Oggi stiamo assistendo alla realizzazione del Califfato universale che ho descritto in uno dei mei libri. Questa espressione significa che la visione musulmana della storia e i suoi valori dominano le istituzioni internazionali. Lo vediamo con la risoluzione su Gerusalemme dell’Unesco, questo palazzo dell’incultura o della discultura. Una risoluzione che mira a islamizzare l’antica storia del popolo di Israele, anche con l’aiuto di numerosi paesi cristiani in Europa e altri continenti. Già la Dichiarazione di Venezia del 1980, fatta dalla Comunità europea, obbligava Israele a sopravvivere in un territorio indifendibile, invocandone quindi la scomparsa. L’islamizzazione di Gerusalemme e la delegittimazione dello stato di Israele furono affermati già allora in quella dichiarazione. I luoghi sacri agli ebrei, la sopravvivenza dello stato ebraico, erano offerti dall’Europa in cambio di petrodollari. Con fervore i paesi europei spendono miliardi per promuovere una campagna palestinese di odio contro lo stato di Israele. Riconoscono il terrorismo ovunque tranne che in Israele perché sono alleati di questi terroristi. Li chiamano “partigiani” che resistono contro una cosiddetta “occupazione” da parte dello stato di Israele.

Non vi ricorda qualcosa? L’alleanza Pétain-Hitler e dei fascisti con il gran mufti di Gerusalemme, il capo religioso degli arabi palestinesi e dei Fratelli musulmani, che mirava allo sterminio del popolo ebraico, accusato di essere la causa del male. Oggi la stessa politica, la stessa alleanza pianifica lo stesso obiettivo con la stessa motivazione: Israele è la causa delle guerre nel medio oriente. Adesso con la risoluzione del Palazzo dell’incultura assistiamo alla soppressione della storia del popolo d’Israele, la Shoah della memoria, come l’ha chiamata Giulio Meotti, alla quale l’Europa si associa. Quello che ci impone la risoluzione del Palazzo dell’incultura non è soltanto di distruggere la nostra identità e la nostra cultura, ma anche di distruggere il principio fondamentale della civiltà occidentale: il razionalismo. Questa risoluzione contro la quale l’Europa non protesta, tranne quattro paesi – perché astenersi non è una protesta ma una viltà – è un atto di islamizzazione dell’Europa e del Cristianesimo. L’alleanza dell’Europa con i nemici di Israele per delegittimarlo e distruggerlo ha continuato la politica di Hitler e Pétain: ma come si può distruggere Israele senza distruggere anche il Cristianesimo? Che cosa sarebbe il Cristianesimo senza la Bibbia, i Profeti, il Gesù ebreo, i valori universali che insegnano e tramandano?

Bat Ye’or, Lo scandalo di Israele (intervento)

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                                                                                     KIRIAT NETAFIM kiriat-netafim

Kiryat Netafim is a Jewish community located in the Samarian hills with a population of 500 people.

 

Lo scandalo di Israele (intervento di Boualem Sansal)

Boualem Sansal, Lo scandalo di Israele (intervento)

Il Foglio, 21 novembre 2016

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Tre scandali mi riguardano e mi hanno oltraggiato. Il primo è quello dell’Unesco. Questa istituzione, dedicata alla cultura, alla scienza, al servizio della pace nel mondo, conduce verso Israele una politica razzista e antisemita. Modificare i nomi dei vari luoghi santi di Israele è niente meno che cancellare questo paese dalla lista degli stati e dei popoli di questo mondo. Non esisti, non hai un’identità se vieni derubato della tua storia e quella del popolo ebraico si misura nei millenni. Ho avuto modo di conoscere un altro scandalo dell’Unesco nel gennaio 2014. L’Unesco si preparava a inaugurare una mostra, ideata dal Centro Simon Wiesenthal, sul tema: “3.500 anni di relazioni tra il popolo ebraico e la Terra Santa”. L’apertura ufficiale è stata annunciata sotto gli auspici del presidente François Hollande, del presidente di Israele, del primo ministro canadese e una serie di figure di spicco, tra cui il presidente del centro Wiesenthal. Ho avuto il grandissimo onore di essere membro del comitato etico della mostra, assieme al filosofo Elie Wiesel, alla signora Ester Coopersmith, all’ambasciatore degli Stati Uniti Patrick Desbois, a Lord Carey di Clifton, arcivescovo di Canterbury, e a Irwin Cotler, già ministro della Giustizia del Canada. Del tutto inaspettatamente, l’Unesco emette un comunicato stampa in cui annuncia il rinvio della mostra.

Peggio ancora, la sala espositiva è stata chiusa con catene e lucchetti, con l’evidente scopo di umiliare. Questa cancellazione è stata imposta a Irina Bokova, direttore generale dell’Unesco, da parte del gruppo arabo, forte di ventidue ambasciatori e decine di funzionari arabi. Questo enorme scandalo non ha provocato alcuna reazione significativa, né del governo francese né della stampa. Credo di essere stato l’unico a farlo con una lettera aperta alla signora Bokova, pubblicata sul quotidiano Le Monde. Oggi l’Unesco ha aperto nuove strade, cancellando una storia vecchia come il mondo, cambiando i nomi di alcuni luoghi santi in Israele, come il Monte del Tempio, la tomba dei Patriarchi a Hebron, la tomba di Rachele a Betlemme. La conclusione è che gli ebrei non hanno nulla a che fare con Israele, vengono da altrove, torneranno lì. L’orrore è che paesi come la Francia, la Spagna, la Svezia, la Slovenia, la Russia hanno sostenuto la risoluzione. L’attacco alla storia di un popolo può essere paragonato a un crimine contro l’umanità, a un omicidio simbolico.

Da parte mia, in coscienza, mi rifiuto, come algerino e come cittadino globale, e dico al gruppo arabo e all’Unesco: non in mio nome! Il secondo è lo scandalo arabo. Ci sono molti scandali nel mondo arabo. Il più scioccante è che nessun paese arabo è una terra di libertà e democrazia, o solo di buon senso, e tutto fa pensare che sarà così per sempre. Dominano la regola arbitraria, la corruzione, la violenza, l’ingiustizia più nera. Il dispotismo arabo è leggendario. Ciò non impedisce che i regimi arabi, senza eccezione, si pongano come un esempio di tutte le virtù e diano lezioni al mondo. Con l’ascesa dell’islam, il mondo arabo è diventato una grave minaccia per la pace e la stabilità nel mondo. Il terzo scandalo è l’odio di Israele. Il mondo arabo è pieno di odio ontologico, totale, eterno per quanto riguarda l’ebreo e Israele. Lo ha così interiorizzato che è quasi costitutivo dell’anima araba. A un mio amico piace dire che quando gli arabi smetteranno di odiare gli ebrei e Israele, cesseranno di vivere, altrimenti vorrebbe dire che sono miracolosamente guariti da questo cancro che divora il cuore dalla nascita dell’islam. Nel 2013 il Consiglio di ambasciatori arabi accreditati a Parigi mi ha assegnato un premio per il mio nuovo romanzo “Rue Darwin” proprio mentre mi trovavo in Israele su invito del Festival della letteratura internazionale di Gerusalemme e dell’Istituto francese di Tel Aviv.

La coincidenza dei due eventi mi ha lasciato un attimo sperare che i governanti arabi fossero cambiati dando il premio a un autore che era in visita in Israele. La speranza è stata di breve durata. Una settimana dopo, apprendendo che ero stato in Israele, il Consiglio degli ambasciatori ha ritirato il premio e mi sono trovato al centro di una campagna di insulti e minacce senza precedenti. Quando più tardi con il mio amico David Grossman, lo scrittore israeliano, abbiamo fondato il forum mondiale degli scrittori per la pace, questo è stato boicottato da tutti gli scrittori arabi. La conclusione è grave: il mondo arabo è incorreggibile. L’odio è parte di esso. E continuerà per sempre a odiare Israele e gli ebrei, anche se questo paese e questo popolo scompariranno dalla terra, essi continueranno a odiarli perché credono che gli ebrei prenderanno il loro posto in paradiso. La pace non arriverà domani e l’ascesa dell’islamismo da un lato e la viltà occidentale dall’altro la rendono ancora più impossibile.

Boualem Sansal, Lo scandalo di Israele

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                                               ETZ EFRAIM

ez-efraim
Etz Efraim is a Jewish community founded in 1985 and located in the Samarian hills, with a population of 700 people.

Federica Mogherini: “L’invito a boicottare Israele è libertà d’espressione”

Riccardo Ghezzi, Federica Mogherini: “L’invito a boicottare Israele è libertà d’espressione”

L’Informale, 2 novembre 2016

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“L’invito a boicottare Israele fa parte della libertà di espressione”. A dirlo è l’Alto Commissario agli Affari Esteri e alle politiche di sicurezza dell’Unione Europea, l’italiana Federica Mogherini.
L’ex titolare della Farnesina ha risposto ad un quesito scritto e inoltrato a fine settembre dal Comitato palestinese per il Bds. Secondo Mogherini “l’Unione europea sostiene con forza il diritto dei cittadini a boicottare Israele” in quanto “l’UE difende la libertà di espressione e di associazione, in conformità con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che si applica agli Stati membri anche per quanto riguarda le azioni BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) condotte entro i confini”.
Pur affermando che “l’UE non condivide la strategia BDS per isolare Israele”, l’Alto Commissario non nega “la legittimità” dell’azione per difendere i diritti dei palestinesi.
Federica Mogherini ha giustificato questa presa di posizione affermando che, secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo, la libertà di espressione si applica anche alle idee “che offendono, destano scalpore o disturbano uno stato o una parte della popolazione”.
Una presa di posizione che va a contraddire le azioni di alcuni governi che hanno adottato leggi e politiche volte a limitare l’azione del movimento BDS, come ad esempio il Regno Unito, che però è in procinto di uscire dall’Ue.
Tre invece sono gli stati membri dell’Ue che hanno recentemente riconosciuto il diritto a boicottare Israele: Svezia, Irlanda e Paesi Bassi.

Ciò che Federica Mogherini ignora, o fa finta di ignorare, è che il boicottaggio non è un’opinione. Si tratta di un’azione, illegittima in questo caso anche dal punto di vista delle libertà di espressione, in quanto ostile non ad un governo ma all’esistenza stessa di uno stato, quello di Israele, che la campagna BDS vorrebbe fortemente danneggiare.
Difendendo, anche se non condividendo a parole, il diritto a boicottare Israele, l’Alto Commissario Ue agli Affari Esteri legittima pericolosamente l’opinione di chi pensa che Israele non abbia il diritto di esistere. Siamo alla legittimazione del boicottaggio di uno stato: caso unico nella storia.
Giustificare questo parlando di territori contesi, libertà di espressione e diritti umani è non solo scorretto, ma anche fuori luogo.

Riccardo Ghezzi, Federica Mogherini: “L’invito a boicottare Israele è libertà d’espressione”

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                        IBEI HANAHAL

ibei-ha-nahal Ibei HaNahal is a Jewish community located in the Judean Mountains with a population of 50 people.

L’Unesco ci riprova

Valentino Baldacci, L’Unesco ci riprova

Il Foglio, 25 ottobre 2015

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Mercoledì l’Unesco ci riprova. Dopo la risoluzione che ha de-ebraicizzato Gerusalemme, l’agenzia dell’Onu per la cultura e la scienza si riunisce nuovamente al cospetto del World Heritage Committee per rafforzare la bugia secondo cui ebrei e cristiani non hanno nulla a che fare con la città santa. “Come se si affermasse che il sole crea il buio”, ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

La nuova risoluzione dal titolo “La città vecchia di Gerusalemme e le sue mura” e che, analogamente a quella approvata la settimana scorsa dall’Unesco, disconosce il carattere ebraico e cristiano di Gerusalemme, non vedrà l’Italia impegnata perché il comitato che vota è formato da ventuno stati di cui l’Italia non fa parte. Sono chiamati a esprimersi Finlandia, Polonia, Portogallo, Croazia, Turchia, Azerbaigian, Corea del sud, Indonesia, Filippine, Vietnam, Kazakistan, Tunisia, Kuwait, Libano, Perù, Cuba, Giamaica, Burkina Faso, Zimbabwe, Angola e Tanzania. Non un bel parterre. Il Monte del Tempio viene chiamato nella risoluzione col nome musulmano e viene definito “luogo santo musulmano di preghiera”.

Niente riferimento all’“importanza della Città Vecchia di Gerusalemme per le tre religioni monoteiste”. Netanyahu ha parlato di “un jihad diplomatico contro il popolo ebraico”. L’obiettivo, infatti, è lo stesso del fronte arabo dal 1948 a oggi: la cancellazione dello stato ebraico e la creazione di un’unica Palestina araba che comprenda anche tutta l’area oggi riconosciuta come lo stato d’Israele. Una strategia di guerra basata sulla riscrittura della storia e delle religioni.

Valentino Baldacci, L’Unesco ci riprova

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                                                                    MITZPE DANI

mizpe-dani

Mitzpe Dani is a Jewish community located near Maale Mikhmas with a population of 24 families.